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13/6/2009

Meredith, Amanda risponde al pm

Perugia, "volevano un nome"

Seconda parte dell'interrogatorio di Amanda Knox al palazzo di Giustizia a Perugia. "Loro volevano un nome e dicevano che io sapevo ma non volevo parlare". Amanda torna a ricostruire in aula la notte dell'omicidio di Meredith Kercher, nella quale, secondo la sua versione, venne interrogata con modi bruschi dai poliziotti. "Quindi ho fatto il nome di Patrick e ho iniziato a piangere", ha spiegato la ragazza al pm.

"Continuavano a ripetermi che, o non volevo parlare perché ero una stupida bugiarda, o perché non ricordavo. Quindi ho fatto il nome di Patrick, ho iniziato a piangere e a immaginare un tipo di scena, con immagini che non concordavano ma che forse avrebbero potuto spiegare la situazione: immaginai la faccia di Patrick, Piazza Grimana, la mia casa, una cosa verde che loro mi hanno detto poteva essere il divano. Allora loro hanno cominciato a ricostruire".

E' una Amanda che appare un po' più nervosa rispetto di venerdì quella che  risponde al pubblico ministero Giuliano Mignini che ha chiesto alla studentessa di Seattle di ricostruire passo dopo passo le fasi dell'interrogatorio in questura, da chi e come le sarebbe stato suggerito il nome di Patrick e chi le avrebbe fatto pressioni o picchiata. Amanda ha ricordato che il nome di Patrick venne fuori una volta trovato sul telefono cellulare della ragazza l'sms inviato all'allora datore di lavoro.

"Mi facevano pressione"
"Mi chiedevano di ricordare gli orari di quello che avevo fatto la sera del primo novembre - ha ricordato Amanda -. Poi c'è stato un crescendo del dibattimento. Mi dicevano che non erano convinti di me perché riuscivo a ricordare alcune cose e non altre. 'Se non stai dicendo la verità andremo davanti a un giudice e finirai in carcere per 30 anni perché sei una bugiarda mi dicevano. Ricordo l'interprete vicino a me che continuava a ripetermi: forse non ricordi, forse non ricordi...". La Knox ha quindi ricordato che la persona che conduceva l'interrogatorio in questura la sera del 5 novembre era una poliziotta con i capelli lunghi e scuri e che un uomo le metteva il telefonino davanti alla faccia dicendole "Guarda! Guarda! Chi proteggevi!".

"Scappellotti dalla poliziotta"
"C'erano altri poliziotti dietro di me - ha proseguito - non ho visto all'inizio chi mi aveva dato gli scappellotti, poi mi sono girata e ho visto che era sempre la poliziotta con i capelli scuri". Amanda ha riferito in aula che la polizia era "presa da questo messaggio trovato sul cellulare". "Loro dicevano che avevo incontrato una persona - ha proseguito -. Poi mi hanno mostrato il messaggio e mi hanno detto: sei sicura di non aver incontrato proprio questa persona? Avevo così paura ed ero così impressionata che a un certo punto ho detto: cavolo forse hanno ragione loro, forse ho dimenticato".

"Sotto shock per morte Meredith"
"Ricordo Meredith, ma sto anche pensando di andare avanti con la mia vita". Amanda Knox lo ha detto rispondendo a una domanda dell'avvocato Francesco Maresca, legale di parte civile per la famiglia Kercher. La giovane americana si è detta "choccatissima" per la morte di Mez. "Mi dispiace tantissimo ma non so cosa pensare di questa cosa". Quando Maresca le ha chiesto di spiegare gli atteggiamenti  tenuti in questura prima degli interrogatori, quando venne notata a fare la ruota, la Knox ha spiegato: "Ciascuno affronta  la tragedia a modo suo. Sono abituata a cercare la normalità -  ha aggiunto - nelle situazioni di difficoltà. E' un modo per sentirmi sicura. Lo so che appaio spensierata, ma sono così".

Venerdì la giovane imputata aveva parlato di una "pressione psicologica" così forte da farla confessare e poi cadere in contraddizione, davanti agli inquirenti, appena dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Meredith, la sua coinquilina.

Sono proprio queste contraddizioni il cavallo di battaglia dell'accusa nei suoi confronti. Ma Amanda continua a proclamersi innocente ed a sua difesa è sceso in campo anche l'autorevole New York Times, che nei giorni scorsi, se l'era rpesa con i giudici, definiti "sciatti".


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