Hanno un nome gli stupratori di Guidonia, vicino a Roma. I carabinieri del comando provinciale di Roma hanno catturato la banda di romeni che ha violentato per ore, nella notte tra giovedì e venerdì, una giovane di 21 anni, picchiando brutalmente il suo fidanzato.Il più giovane del branco, 20 anni, ha confessato. Insieme ai quattro aggressori, sono in stato di fermo anche altri due romeni, quest'ultimi accusati di favoreggiamento.
Stavano tentando la fuga ma sono stati bloccati dai militari al casello autostradale di Tivoli mentre fuggevano diretta a Padova, a bordo di una Bmw. I carabinieri sarebbero arrivati ad alcuni componenti della banda tramite il cellulare che era stato rubato ai fidanzati la notte dello stupro. I romeni avrebbero utilizzato l'apparecchio, cambiando la sim card.
Decisive le intercettazioni
Decisive sono risultate le intercettazioni telefoniche. Individuato il presunto gruppo di stupratori, la magistratura di Tivoli ha disposto le intercettazioni sui cellulari degli indagati in fuga e proprio le "celle" dei telefonini hanno permesso di localizzarli e di assicurarli alla giustizia.
I sei sono tutti incensurati: quattro sono accusati di violenza sessuale e rapina aggravata mentre per due l'accusa è di favoreggiamento, perché avrebbero coperto il branco fornendo alla banda alloggio e protezione subito dopo lo stupro quando è scattata la caccia all'uomo. La banda è comunque accusata anche di altre rapine compiute sempre a danni di fidanzati che si appartavano nella propria auto.
Uno dei sei romeni ha confessato
Uno dei sei romeni, il più piccolo del gruppo che ha solo 20 anni, ha ammesso lo stupro dopo il lungo interrogatorio al quale era stato sottoposto.
Folla tenta il linciaggio
All'uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia di uno dei sei fermati c'è stato un tentativo linciaggio da parte della folla che assedia la stazione. "Maiali, bastardi", "Consegnatelo al padre della ragazza": queste le grida delle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire il romeno scortato dai carabinieri.
Anche l'auto dei militari è stata oggetto della rabbia della folla: alcuni hanno sbattuto ombrelli contro la carrozzeria, altri hanno dato calci e pugni all'auto. Stessa scena all'uscita degli altri fermati.
Una prima svolta nelle indagini c'era stata con il ritrovamento di un'ascia in casa di uno dei romeni. L'arma, secondo gli investigatori, potrebbe essere stata usata per rompere i finestrini dell'auto della coppia aggredita. Subito dopo la violenza, i carabinieri avevano setacciato i campi rom della zona.
"Fine di un incubo"
"E' la fine di un incubo, ringrazio i carabinieri". Queste le prime parole della 21enne alla notizia del fermo dei responsabili dello stupro. La ragazza, ancora sconvolta per l'aggressione e la violenza subite, in lacrime ha voluto ringraziare i militari. "E' fatta giustizia: ora non faranno più male a nessuno, non faranno a un'altra donna quello che hanno fatto a me".
Confronto vittima-aggressori
Ci potrebbe essere un confronto tra la giovane e i romeni arrestati. L'accertamento avrà le modalità del confronto all'americana ovvero tra la vittima e i sospettati ci sarà un vetro: la ragazza potrà vedere i cinque ma loro non potranno vedere lei. Altri accertamenti invece saranno disposti su tutte le armi e gli indumneti sequestrati nel corso dei blitz nei centri dell'hinterland romano che gravitano attorno a Guidonia.
