L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata a conclusione del processo alla Gea World. Il figlio, Alessandro Moggi, è stato condannato a un anno e due mesi. Tutti assolti gli altri quattro imputati: Franco Zavaglia, Davide Lippi, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo. Per i Moggi, comunque, non ci sarà alcuna conseguenza: i reati sono coperti dall'indulto.
Luciano Moggi, condannato a 1 anno e 6 mesi dalla X sezione Penale del tribunale di Roma, è stato ritenuto colpevole del solo reato di violenza privata per quanto riguarda i casi dei calciatori Emanuele Blasi e Nicola Amoruso. Anche il figlio Alessandro, condannato a 1 anno e due mesi di reclusione è stato ritenuto responsabile solamente di violenza privata in danno di alcuni calciatori. Per tutti i sei imputati è caduta l'accusa di associazione a delinquere.
Gli altri 4 imputati, i procuratori e soci della Gea Francesco Zavaglia, Pasquale Gallo, Francesco Ceravolo e Davide Lippi, figlio del commissario tecnico della nazionale, sono stati assolti con varie formule dai reati loro contestati. Moggi, al momento della sentenza era presente in aula, come del resto è avvenuto fin dall'inizio del processo cominciato il 25 marzo del 2008.
Luciano Moggi: "Niente processo se avessi dato soldi ai calciatori"
Lasciando palazzo di giustizia, l'ex direttore generale della Juventus è apparso molto teso. Successivamente si è sfogato: "Hanno assolto la Gea e condannato i Moggi. E' una vergogna, è una cosa che non sta in piedi". "Gli episodi di Nicola Amoruso ed Emanuele Blasi - chiarisce l'ex dirigente della Juventus - dovrebbe far riflettere tutto il mondo del calcio. Se avessi dato gli aumenti a tutti i giocatori, se avessi detto sempre di sì, sicuramente non sarei finito sotto processo". Poi cita il "caso più clamoroso, quello di Blasi che era reduce da una squalifica di alcuni mesi per doping, quando era al Parma. Dopo meno di due settimane di allenamenti alla Juve, durante il ritiro estivo, il suo agente mi chiede l'adeguamento del contratto. Io che dovevo fare? Tutelare gli interessi della mia società e aspettare che il calciatore desse risultati sul campo oppure dare i soldi così come se nulla fosse, sulla sola fiducia?". Quanto ad Amoruso: "Ancelotti non aveva bisogno di lui, puntava su altri attaccanti. Io gli avevo trovato una squadra. Che cosa avrei dovuto fare, tenerlo in tribuna bruciando così un capitale oppure cercare di valorizzarlo facendolo giocare altrove?". Insomma, "se questa sentenza dovesse fare scuola - avverte Moggi - nessuno potrà piu' fare il direttore sportivo di un club di calcio. Figc e Lega lo tengano ben presente".
Alessandro Moggi: "Sono amareggiato"
La sentenza del processo Gea ha ridimensionato le ipotesi dell'accusa, condannandolo solo per qualche episodio di minaccia. Eppure Alessandro Moggi non è affatto soddisfatto: "Sono amareggiato, l'associazione per delinquere non è mai esistita ma io pago pur non avendo fatto nulla". L'ex presidente della società di procuratori sportivi Gea è stato condannato a 1 anno e 2 mesi. "Per me il calcio non è e non è mai stato malato", ha proseguito Alessandro Moggi. La società Gea è stata completamente scagionata. Non voglio parlare di nient'altro, non credo che ci sia una regia, ma è una sentenza ingiusta".

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