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24/11/2008

"Eguaglianza per vittime violenze"

25 novembre: cortei a Milano e Napoli

Due fiaccolate, a Milano e Napoli, per ricordare le vittime delle violenze e sostenere madri, padri, fratelli e cugini di persone uccise con inaudita ferocia. "Chi è morto in questi contesti è solo un'ombra leggera, che con il passare delle ore è inghiottita, una volta ancora, da quella sempre più grande dell'assassino", spiega al Tgcom Barbara Benedettelli, responsabile per le politiche sociali del Movimento per l'Italia di Daniela Santanchè.

Gli appuntamenti sono martedì 25 novembre alle ore 18 con una fiaccolata a Milano, con partenza dalla chiesa di San Carlo e arrivo in piazza del Duomo. L'evento è stato voluto e organizzato da Paola Caio, presidentessa dell'associazione Vittime della Violenza. A Napoli, invece, l'organizzazione Rosaria Castellano ha organizzato per le 19 un'altra fiaccolata che partirà da Piazza Plebiscito. Ne abbiamo parlato con Barbara Benedettelli, che per il neonato Movimento per l'Italia di Daniela Santanchè si occupa delle poliche sociali.

Martedì 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Questo tema che posto occupa nella nostra società?
"Un tema forte che occupa un posto importante nelle violenze civili. Chi non può essere alle due fiaccolate potrebbe unirsi alle manifestazioni anche solo accendendo una candela da mettere alla finestra".

Cosa chiede il Movimento per l'Italia in tema di giustizia?
"No alla violenza, no alle scarcerazioni facili. Sì alla pena certa e alla responsabilità personale come valore. Da sabato 29 novembre sono a disposizione dei cittadini in tutta Italia i banchetti per la raccolta delle firme per la nostra petizione per la certezza della pena".

Cosa chiedono, invece, le vittime e i loro parenti?
"Sono una scrittrice che si occupa di sociale. Nei miei ultimi lavoro ho avuto modo di essere vicina ai parenti di persone uccise con inaudita ferocia. Le vittime della violenza chiedono ugualianza. Perché non c'è eguaglianza se le ragioni di un adulto sono più forti di quelle di un bambino che lo accusa. Non c'è egualianza se una donna stuprata deve passare anni di tormenti indicibili mentre il suo aguzzino potrebbe addirittura non fare neanche un giorno di prigione. Non c'è egualianza se si giudica un assassino nella sua umanità mentre la vittima, l'umanità, la perde insieme alla vita".

Che iniziative servono per contrastare la violenza nella società?
"Basta con le parole, l'indignazione non serve più. Bisogna agire realmente partendo dalla revisione dei reati e delle pene. Le leggi ci sono, ma l'applicazione viene sminuita da altre leggi minori che nel impediscono l'applicazione".

La pena è ancora un deterrente?
"La pena certa è un deterrente per rieducare chi sbaglia. Per questo non si può diminuire la pena, altrimenti chi sbaglia è portato a pensare che può farla franca davanti alla legge. E poi perché una pena non adeguata sminuisce anche il reato: se per uno stupro il violentatore esce dal carcere dopo nove mesi si perde il concetto di gravità del reato di stupro".

Cosa può fare la società civile?
"La società civile deve smettere di chiudere gli occhi. Le donne, come anche bambini e anziani, hanno paura perché sanno che l'indifferenza ci lascia sole in caso di pericolo. Tanti vedono le violenze e tanti sanno di cosa succede realmente in alcune famiglie, ma non intervengono. Questo non va bene. Bisogna ridare fiducia nella giustizia".

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