"L'ipotesi del complotto è impensabile. Impossibile che in appena un mese di pontificato la Chiesa abbia potuto mettere a punto un piano per uccidere un Papa, anche perché lo stesso Luciani, in 33 giorni di pontificato, non poteva certo attuare alcun tipo di rivoluzione". Il presidente dell'associazione "Amici di Papa Luciani", Massimiliano Piovesan, crede che dietro la morte di Giovanni Paolo I, avvenuta il 28 settembre di trent'anni fa, non si celi alcun mistero: "E' morto per infarto, punto e basta. Ed è sicuramente più importante concentrarsi sul messaggio che ha lasciato piuttosto che ricordarlo soltanto per via di questo aspetto".
Divenuto Papa, Luciani aveva mostrato idee piuttosto progressiste. Parlò di "maternità responsabile", si dimostrò sensibile dinanzi alla povertà del Terzo mondo e all'importanza di dare una "giusta mercede" ai lavoratori. Non fu un Papa scomodo?
Per niente. E, in particolare, tornando alla tesi del complotto, non ci crediamo ne' io ne tantomeno la famiglia. Ne siamo convinti. Non definirei nemmeno progressiste le sue idee, bensì possibiliste davanti ai grandi problemi ancora oggi molto attuali. Si chiedeva: 'Perchè dobbiamo creare un muro?', anche in riferimento all'uso della pillola anticoncezionale. Il suo predecessore, Paolo VI, gli diede uno studio da fare sull'argomento, quando Luciani era ancora cardinale, ma alla fine glielo respinse e lui dovette adeguarsi.
Il giorno successivo alla sua elezione disse: "Devo cercare di servire la Chiesa, spero mi aiutiate con le vostre preghiere". Un grande atto di umiltà, da parte di un Pontefice. Un rivoluzionario?
E' stato il primo dei grandi passi che ha fatto. Ha messo in atto un modo nuovo di fare la Chiesa, e all'epoca porsi in un certo modo verso le persone (fu il primo Pontefice ad abolire l'uso del plurale maiestatis, a chiedere di poter parlare alla folla dopo l'elezione, a respingere l'uso della sedia gestatoria, n.d.r.), toccare certi temi, era ancora più difficile. Sapeva di attirare le critiche dei cardinali, ma aveva la capacità di rendere facile il difficile. Fu anche il primo Papa a portare a se' i bambini nell'udienza del mercoledì. E considerando anche gli anni prima del suo pontificato, è riuscito a dare qualcosa di grande alla Chiesa.
Quale insegnamento ha lasciato?
La capacità che avuto lui nel far vedere una Chiesa umile, semplice, vicina alla gente. Eravamo appena usciti dal pontificato di Paolo VI, un grandissimo Papa che però non riuscì a entrare nei cuori delle persone. E' stato esempio di grandezza, di umanità, di speranza. Le persone trovavano in lui - e trovano tutt'ora - appoggio e forza, che lo rendono un punto di riferimento straordinario.
Quando ha pensato di istituire un'associazione?
"Amici di Papa Luciani" è nata alla fine di dicembre 2000, quasi otto anni fa. Ero in visita nella zone dove è nato il Papa, nel Bellunese, e sono rimasto molto colpito dall'immagine del sorriso del Papa. All'epoca, di opere letterarie sulla figura di questo pontefice non ce n'erano molte e questo mi ha dato una grande spinta per raccogliere più materiale possibile. Ho iniziato con un sito, che oggi è uno dei più visitati tra quelli dedicati a Giovanni Paolo I. Abbiamo più di 900 iscritti da più parti del mondo e sono soprattutto giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. E fino a domenica 28 settembre, anniversario della morte di Luciani, si terrà a Roma il sesto raduno degli amici del Papa, nel quale sarà dato largo spazio a momenti di spiritualità, letture e conoscenza comune.
Cinzia Morgante

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