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23/6/2008

"Marcinkus volle sequestro Orlandi"

Nuove rivelazioni della super testimone

Si fa sempre più complessa l'indagine sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, misteriosamente sparita 25 anni fa, dopo la pubblicazione delle dichiarazioni rese da una super testimone. La Orlandi sarebbe stata rapita su ordine di monsignor Marcinkus, all'epoca presidente dello Ior. "L'hanno rapita per voler fare arrivare un messaggio a qualcuno", afferma la teste.

La super testimone ha reso le dichiarazioni durante un colloquio investigativo con i dirigenti della squadra mobile, avvenuto il 14 marzo scorso. La donna, che all'epoca dei fatti era la compagna del capo della banda della Magliana, dice di aver avuto le informazioni proprio da Enrico Pedis detto "Renatino".

Ma chi avrebbe dato l'ordine di rapire Emanuela? La donna dice che nelle sue confidenze Renatino gli avrebbe detto di ricevere ordini dallo Ior, da monsignor Marcinkus. Sulle motivazioni del sequestro, afferma poi: "Secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perché io non so chi c'è dietro... ma io l'ho conosciuto a cena con Renato... hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno".

La testimone sottolinea di non sapere chi materialmente prese Emanuela: "Quello che so è che (la decisione, ndr) era partita da alte vette... tipo monsignor Marcinkus. E' come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia". La donna fa un paragone con la morte di Roberto Calvi: "gli hanno trovato le mani legate dietro, perché tu mi vuoi dare un messaggio".

In un colloquio successivo, del 19 marzo, la donna aggiunge: "Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perché questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri". La teste, sentita successivamente dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, ipotizza come ragione della scomparsa della giovante una "guerra di potere": "Io la motivazione esatta non la so - dice ai magistrati -, però posso dire che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus. Lui era molto ammanicato con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente dello Ior... Gli rimetteva questi soldi... Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica... Sara' successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte... Lui era vestito come una persona normale".

"A Marcinkus portavo le signorine"
Secondo la donna, l'iniziativa partiva da Renato. "C'era poi il segretario - rivela -, un certo Flavio. Non so se era il segretario ufficiale. Comunque gli faceva da segretario. Mi telefonava al telefono di casa mia e mi diceva: 'C'è il dottore che vorrebbe avere un incontro'. Embè, me lo faceva capire al telefono. Poi, a lui piacevano più signorine ('minorenni, no')! Quando entravo, vedevo il signore; non che mi aprisse lui, c'era sempre questo Flavio. Mi facevano accomodare i primi cinque minuti, poi io dicevo: 'Ragazze, quando avete fatto, prendete un taxi e ve ne andate. Ci vediamo, poi, domani'".

La teste, rispondendo alle domande dei magistrati, precisa che le modalità in cui avvenivano questi incontri era diverse da quelle riferite sull'episodio del Gianicolo. "Mi ricordo che una volta - conclude - Renato portava sempre delle grosse borse di soldi a casa. Sa, le borse di Vuitton, quelle con la cerniera sopra. Mi dava tanta di quella cocaina, per contare i soldi dovevo fare tutti i mazzetti e mi ricordo che conto' un miliardo e il giorno dopo lo portammo su a Marcinkus".

Ultimo aggiornamento ore 18:17


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