Ha dato alla luce il suo terzo figlio nonostante l'ospedale le avesse garantito che l'interruzione volontaria della gravidanza era avvenuta con successo. Ora l'azienda ospedaliera dovrà risarcire i danni (calcolati in 80mila euro) alla madre. La vicenda risale al 1999 quando la casalinga 40enne di Gela (Caltanissetta) si accorse di essere incinta. Il risarcimento è stato deciso dalla sezione civile della corte d'appello di Caltanissetta.
All'epoca dei fatti la donna, in precarie condizioni di salute, non se la sentiva di portare avanti la gravidanza: troppo pericolosa, sia per l'età sia per le malattie che la stavano assillando in quelle settimane. Ne parlò con il medico di famiglia, con ostetrici e assistenti del consultorio familiare. Infine, d'intesa col marito, un operaio di 45 anni, decise di abortire. All'ospedale di Gela, all'epoca, i medici della divisione di ostetricia e ginecologia erano tutti obiettori di coscienza.
L'interruzione della gravidanza fu eseguita da un sanitario convenzionato esterno. Sulla cartella clinica ospedaliera fu riportata la perfetta riuscita dell'intervento. Nessun controllo post-operatorio però sarebbe stato eseguito o prescritto alla paziente, che, alcune settimane dopo, accusando nuovamente i sintomi della gravidanza, si rivolse a un ginecologo privato.
Eseguiti gli accertamenti, l'ignaro medico, si complimentò con la donna, annunciandole che era incinta di cinque mesi. Oggi quel bambino ha 9 anni. I genitori si rivolsero alla magistratura che in primo grado condivise la linea di difesa dell'ospedale di Gela (perché, dissero, "l'aborto terapeutico a volte può fallire"). Ora i giudici della Corte d'Appello sono stati di parere opposto. L'azienda ospedaliera ha annunciato il ricorso per Cassazione.

caterina
paola
... tristissimo
caterina
... i figli nun se pagano... Filomena Marturano
laura
Chiede un risarcimento?
Con che faccia guarda il suo bambino questa pseudo mamma????