I carabinieri stanno eseguendo nel Reggino 33 fermi per associazione mafiosa legata alla spartizione di appalti pubblici di grandi opere. Circa 200 uomini del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei "Cacciatori" e di unità cinofile di Vibo Valentia, sono impegnati tra Bova Marina e Africo Nuovo. Nella vicenda sarebbero coinvolte le cosche della `ndrangheta "Morabito - Bruzzaniti - Palamara", "Maisano", "Vadala" e "Talia".
Le misure restrittive di queste ultime ore sono la prosecuzione del lavoro degli inquirenti nell'indagine denominata "bello lavoro", che nello scorso mese di febbraio aveva già portato al sequestro preventivo di sette cantieri (ed al sequestro probatorio degli uffici delle imprese operanti) allestiti per la realizzazione della "variante di Palazzi" sulla statale Jonica.
Secondo i carabinieri le modalità di aggressione ai settori economici sono quelle ormai collaudate della `ndrangheta: la conduzione di imprese che hanno una parvenza di liceità, attraverso le quali accapararsi l'assegnazione dei più importanti affidamenti relativi agli appalti, primo fra tutti la fornitura del calcestruzzo preconfezionato.
Altri elementi messi in atto dalle cosche, secondo gli investigatori, sono stati l'estromissione di fatto di appaltatori "estranei" al contesto, mediante l'imposizione di subappalti e/o noli, ovvero anche la sottoscrizione di lucrosi contratti di forniture nelle fasi del movimento terra, dell'approvvigionamento e trasporto.
Infine l'effettuazione di operazioni sovrafatturate attraverso il meccanismo fraudolento legato alla realizzazione di opere di qualità inferiore a quelle oggetto di pattuizione negoziale; la gestione delle assunzioni di manodopera, funzionale anche all'accrescimento del "consenso ambientale" costituente il tipico atteggiamento in cui la 'ndrangheta si sviluppa e accresce gli ormai noti suoi livelli di infiltrazione nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo.
