Rosa Bazzi ha ripercorso in aula la presunta violenza sessuale subita da Azouz Marzouk. "Era un martedì mattina - racconta la donna - è entrato alle 9, non l'ho sentito, ho visto un'ombra". Riconobbe Azouz e gli disse di uscire. "Mi ha detto che era cotto di me. Ha cominciato a strapparmi la maglietta, una maglietta rossa. Ho cercato di difendermi, ma mi ha sbattuto sul divano e ha fatto quello che doveva fare". Azouz l'ha querelata per calunnia.
Le dichiarazioni registrate risalgono al 18 giugno dello scorso anno quando la donna raccontò di aver subito violenza sessuale da parte di Azouz Marzouk, padre e marito di due delle 4 vittime.
"Azouz - spiega - era cotto di me. Una mattina è arrivato con il suo furgone... l'ho sentito litigare con Raffaella. Sono uscita a stendere i panni. Lui era sugli scalini a fumare. Sono andata in lavanderia. Ho sentito dei rumori e pensato fosse mio marito. Invece era Marzouk. Mi sono sentita 'fredda', brandendo un vaso gli ho intimato di uscire. Tremavo dalla paura perché ero sola in casa. Lui mi ripeteva che mentre era in galera non faceva altro che pensare a me. Mentre gli dicevo di uscire, di pensare alla famiglia, mi sono voltata e lui mi ha afferrato. Ha cominciato a strapparmi la maglietta rosa che indossavo. Ho cercato di difendermi ma mi ha sbattuta sul divano dicendomi che ho un corpo più bello di quello di sua moglie".
In aula, Marzouk ascolta attentamente e non trattiene dei sorrisi ironici nel sentire il racconto. "Ad un certo punto - prosegue la deposizione di Rosa - mi ha strappato la gonna e le mutandine. Ho cercato di difendermi inutilmente, di lottare. Lui era sopra di me, sul divano, siamo caduti. A quel punto ho capito che era entrato in me. Mi diceva che era bellissimo, poi che avrebbe ucciso il mio Olindo per portarmi in Tunisia. Sono andata a lavarmi in doccia. E' arrivato mio marito. Non gli ho mai detto quello che è accaduto."
Rosa Bazzi sostiene quindi di non aver sporto denuncia "perché tanto i carabinieri non mi avrebbero dato retta". La replica di Azouz Marzouk arriva al termine della registrazione: "Non ho mai tradito la mia Raffaella e voglio anche aggiungere che quella 'bella signora' non è il mio tipo...", scrive su un foglio affidato al suo legale Roberto Tropenscovino che ne da lettura ai giornalisti.
L'udienza si era aperta con l'ascolto delle registrazioni relative agli interrogatori di convalida del fermo cui furono sottoposti i due coniugi davanti al gip Nicoletta Cremona. Interrogatori brevi in cui i due si limitano a confermare le confessioni già rese nei giorni precedenti. Protagonista assoluta ancora Rosa che si assume l'esclusiva paternità dell'omicidio del piccolo Youssef, "perché urlava e piangeva, mi faceva venire il mal di testa", e nega la premeditazione: "Volevo solo spaventare, non uccidere. Olindo non voleva. Ma io non ne potevo più con quel mio mal di testa insopportabile".
Rosa: "Il mio obiettivo era Azouz"
Per Rosa Bazzi l'obiettivo della spedizione punitiva dell'11 dicembre del 2006 era Azouz Marzouk, soprattutto dopo la presunta violenza sessuale che lei denunciò nell'interrogatorio del 6 giugno dell'anno scorso. Rosa lo disse nel colloquio che ebbe, su incarico dell'ex difensore, con il criminologo Massimo Picozzi. "Mi diceva che voleva fare sesso con me e con i suoi amici - raccontà la donna a Picozzi -. Dopo che era uscito di galera cominciò a battere ancora di più il ferro, dicendo che pensava sempre a me. Mi ero messo nella testa che io ero la causa di tutto, delle botte a Raffaella, allora cercavo di non parlare. Ero io che sbagliavo a parlare, a muovermi".
"Quando uccidevo vedevo lui"
Rosa, nella versione originaria poi ritrattata, disse che durante la strage vedeva Azouz che "sorrideva bello soddisfatto su Raffaella, sulla mamma, sul bambino". "Più pestavo, più mi sentivo sollevata, più forte - ha aggiunto -. Ogni volta che chiudo gli occhi vedo la scena della violenza. Voglio chiedere scusa a Olindo, perché gli ho rovinato la vita". Per Rosa "Raffaella era dentro una setta e voleva tirare dentro anche me. Mi aveva fatto la bambolina - ha concluso -. Abbiamo bruciato la casa per stare meglio".

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