"Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell'università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà". Lo sottolinea il Papa nell'inizio del discorso che avrebbe dovuto pronunciare alla Sapienza giovedì mattina. Il testo integrale della lezione del Pontefice è stato diffuso dal Vaticano.
"Il pericolo del mondo occidentale è oggi che l'uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità - si legge nel discorso di papa Ratzinger che avrebbe dovuto aprire l'anno accademico del'ateneo romano -. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all'attrattiva dell'utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo".
"Dal punto di vista della struttura universitaria - prosegue il Pontefice in un altro passo del suo itervento - ciò significa che esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande".
Un'ipotesi che Benedetto XVI considera molto rischiosa. "Se la ragione, sollecita della sua presunta purezza, diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono piu' le acque che gli danno vita. - si legge nel testo diffuso dal Vaticano - Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola".
Per il Papa, infine, "applicato alla nostra cultura europea questo significa che se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma".