"Mi hanno dato troppo, non sono un mostro e non volevo uccidere quei ragazzi. Ma non intendo fuggire, come qualcuno sospetta, e sono pronto a pagare per la mia colpa". Queste le parole che ha ripetuto Marco Ahmetovic, il rom di 22 anni che travolse e uccise quattro ragazzi di Appignano del Tronto mentre guidava ubriaco, al suo avvocato dal residence di Porto d'Ascoli dove sconta gli arresti domiciliari.
Venerdì Ahmetovic è stato condannato dal Tribunale di Ascoli Piceno a sei anni e sei mesi di reclusione per l'omicidio colposo plurimo di Eleonora Allevi, Danilo Traini, Alex Luciani e Davide Corradetti, tutti fra i 16 e i 18 anni. Per ora lì trascorrerà, salvo una revoca del provvedimento, agli arresti domiciliari, nell'alloggio messogli a disposizione da un italiano, davanti al quale oltre alle pattuglie delle forze di polizia, si sono viste troupe televisive e giornalisti.
L'italiano si diletta di poesia, e da questa circostanza - sostiene l'avv. Franchi - potrebbe nascere l'indiscrezione secondo cui Ahmetovic ha intenzione di scrivere un libro sulla vicenda. Libro del quale il legale dice di "non sapere nulla, anche perché Marco non sa fare bene neanche la firma". ''I quattro ragazzi - ha detto di nuovo il rom al difensore - li conoscevo tutti, ci sono andato a scuola, e mai avrei voluto che tutto questo accadesse".
Frasi identiche a quelle già agli atti del processo, come il ripetere sempre che lui "si sente italiano, perché nato a Caserta" e che quei quattro giovanissimi in fondo non li ha uccisi "con una pistola". I parenti delle vittime però non sono disposti a credere ad alcun pentimento, insistono che Ahmetovic era pericoloso, perché sempre ubriaco, e pensano di costituirsi in un comitato, andando a manifestare a Roma, contro leggi "troppo permissive".