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25/9/2007

Prima notte in cella per Stasi

Garlasco, "non ho preso quella bici"

E' trascorsa tranquilla la prima notte in cella di Alberto Stasi, fermato lunedì per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Stasi si trova da solo in una cella del carcere di Vigevano, dove è stato portato dopo un lungo interrogatorio, ma non è in isolamento. Il pm Rosa Muscio dovrebbe inoltrare al gip la richiesta di convalida del fermo. Il giovane ha negato di aver preso la bici sui cui sono state trovate tracce di sangue.

Quando il giovane domenica è uscito dalla caserma dei carabinieri dopo l'interrogatorio decine di persone hanno iniziato a gridare "assassino", "bastardo". In paese si respira rabbia ma anche una sorte di incredulità. In molti non vogliono credere che possa essere stato l'ex fidanzato a uccidere Chiara Poggi.

"Non ho preso quella bici"
"Non so nulla, non c'entro nulla. Io non ho preso quella bicicletta". Così Alberto avrebbe risposto domenica al pm Rosa Muscio durante le quattro ore di interrogatorio in caserma dopo il fermo. Sulla bicicletta, sequestrata al giovane, i Ris hanno trovato tracce di sangue col dna di Chiara, elemento considerato la prova che ha portato al fermo del giovane. Stasi, da quanto è trapelato, sarebbe stato interrogato effettivamente per poco meno di un'ora, a causa di diverse interruzioni. ;

In caserma, prima che l'interrogatorio iniziasse, il legale di Alberto, Giuseppe Colli, ha parlato a lungo con il suo assistito e poi con i suoi genitori. A interrogatorio iniziato, per un paio di volte la verbalizzazione - secondo quanto riporta l'Ansa - si è fermata perché i legali del giovane hanno chiesto di consultare i loro esperti incaricati di occuparsi degli accertamenti non ripetibili (quelli che hanno portato alla scoperta di tracce del dna di Chiara sulla bicicletta sequestrata a casa Stasi) e anche di parlare ancora con Alberto. 

"Sono innocente"
Alberto lo ha ripetuto più volte. Le sue dichiarazioni sono contenute in un verbale di cinque o sei pagine. Dal documento affiorano anche molti "non so, non ricordo, non so niente, non ho fatto nulla". Il 24enne, incalzato dai magistrati, ha ripetuto di essere andato nella villetta di Garlasco e di aver trovato Chiara morta. "Quello che so ve l'ho già detto. Quello che ho fatto ve l'ho detto", ha replicato stizzito. E alla domanda, quella fondamentale, sul perché ci fossero tracce di Dna della sua fidanzata scoperte sui pedali di una delle sue bici ha affermato: "Non lo so. Io non ho preso quella bici".

Proseguono intanto le analisi degli esperti del Ris sui reperti raccolti nella villetta del delitto e sugli oggetti sequestrati in casa del ragazzo.

Alberto ha chiesto una foto di Chiara
Alberto Stasi ha chiesto di poter avere nella sua cella del carcere di Vigevano una foto di Chiara Poggi. Il particolare è trapelato dalla casa circondariale della città della Lomellina, dove uno psicologo si è recato dal giovane accusato dell'omicidio. Alberto è stato posto sotto sorveglianza 24 ore su 24.

Legali Stasi: "Pronta una memoria difensiva"
Una memoria della difesa dovrebbe essere inviata nel primo pomeriggio al pm Rosa Muscio, titolare dell'inchiesta. A quanto si è saputo, nella memoria, alla quale era allegata la relazione del consulente di parte, si sostiene che gli esiti degli accertamenti sulla bicicletta di Stasi, che hanno portato al fermo del giovane, sono solo preliminari e quindi non definitivi. In sostanza, gli avvocati ritengono che le conclusioni tratte dai Ris nella loro relazione sono da approfondire e non giustificano il decreto di fermo. Inoltre nella memoria i legali farebbero presente che non sussisteva e non sussiste il pericolo di fuga per Alberto, in quanto dal giorno in cui ha ricevuto l'avviso di garanzia, lo scorso 20 agosto, non è quasi più uscito di casa.

(infophoto)
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