Sequestro Tommy, 20 anni a Raimondi
Giudice di Bologna assolve Barbera
Salvatore Raimondi è stato condannato a 20 anni per il sequestro del piccolo Tommaso Onofri. Raimondi aveva rapito il piccolo Tommaso dalla culla. Il giudice di Bologna ha invece assolto Pasquale Barbera, capomastro 33enne, considerato il basista e per il quale erano stati chiesti 13 anni. Stabilito anche un milione e 250 mila euro di provvisionale. Tommy venne rapito e ucciso a Casalbaroncolo (Parma) il 2 marzo 2006.
Anche per gli zii e i nonni è stata prevista una provvisionale di 200mila euro.
Poco prima della sentenza, Raimondi ha voluto fare una dichiarazione spontanea in aula. ''Chiedo scusa alla famiglia, sono stato vittima della mia inesperienza. Tutto quello che dovevo fare era guidare uno scooter per dieci minuti'', ha detto.
Barbera e Raimondi erano accusati di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione, con morte come conseguenza non voluta della persona sequestrata. Raimondi era accusato anche della detenzione del coltello utilizzato per il sequestro materialmente portato a termine con Mario Alessi.
Il ruolo di Barbera, 33 anni e capomastro amico del padre di Tommy, per l'accusa era quello di informatore della situazione della famiglia del bimbo; era accusato anche di avere rubato il cane Tody dalla casa degli Onofri ed era l'unico degli indagati a piede libero.
Per Raimondi l'accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni e due mesi senza attenuanti, per Barbera a 13 anni, riconoscendo le attenuanti ma chiedendo l'applicazione di una misura di custodia. Le difese avevano chiesto rispettivamente il riconoscimento delle attenuanti generiche e per la collaborazione (per Raimondi) e l'assoluzione per non avere commesso il fatto (per Barbera).
Il padre di Tommy: "Ci rimettiamo alla giustizia"
Poche parole quelle dette dal padre di Tommy alla folla di cronisti che lo assediavano. "Ci rimettiamo a giustizia". Il verdetto la soddisfa?, hanno chiesto i giornalisti. "Questo è", la sua laconica risposta. Vi aspettavate cose diverse? "No, ora vedremo andando avanti". Paolo Onofri ha preferito non stare in aula. "Non riesco a risentire tutto da capo", ha spiegato. Dopo la lettura delle sentenza, è salito in sella alla sua moto per tornare a Parma.

