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28/6/2007

Pakistana sgozzata,donne in sit-in

Brescia,imam:"Vittima dell'ignoranza"

Udienza preliminare in tribunale a Brescia per i responsabili dell'uccisione di Hina Saleem, la giovane pakistana uccisa "perché troppo occidentale". Davanti al Palazzo di giustizia centinaia di donne, italiane e arabe hanno organizzato una manifestazione contro tutte le violenze. Hina, "è vittima dell'ignoranza di chi non conosce l'Islam", ha detto l'imam di Torino Abdellah Mechnoune.

"Noi condanniamo questo fatto - ha aggiunto l'imam di Torino - Hina era libera di scegliere e vivere a suo modo. In Marocco, a Casablanca o Marrakech, le ragazze vestono anche in modo occidentale, non è proibito. Sono qui per dire no alla violenza e no agli integralismi. La cultura occidentale è aperta comequella del vero Islam". L'imam ci tiene a sottolineare che Hina è morta per colpa di fanatici integralisti. L'Islam, dunque, non c'entra nulla. "Hina è solo vittima dell'ignoranza di suo padre - ha detto l'imam - una persona chiusa caricata da altri, che ha subito gli insegnamenti di fanatici integralisti". Per far sì che drammi come questo non si ripetano l'imam che lavora a Torino ed è anche ambasciatore di Pace UPM Onu, partecipa a numerosi incontri con i musulmani nelle scuole e nelle moschee. "Andiamo a portare questo messaggio - ha concluso - ma devo ammettere che troviamo delle difficoltà perché non sono aperte per noi tutte le moschee". 

Fuori dal tribunale un gruppo di donne ha esposto uno striscione con la scritta: "Io sono Hina". E' presente anche l'on. Daniela Santanché, presidente dei circoli D-Donna ed esponente di An. Sono di orgoglio, ma nello stesso tempo di tristezza i sentimenti della parlamentare che, da tempo, ha intrapreso una campagna per ricordare Hina, per il cui omicidio sono imputati il padre e tre suoi parenti. ''E' una giornata storica - ha commentato l'on.Santanché prima dell'inizio dell'udienza preliminare - perché, per la prima volta, vediamo insieme l'imam di Torino e le donne musulmane che vogliono costituirsi parte civile''. ''Allo stesso tempo, però - ha proseguito - è una giornata triste, perché in aula c'è un padre che ha ucciso la figlia e con la sua famiglia non mostra alcun segno di pentimento. Un cognato, addirittura, rideva quasi volesse sbeffeggiarci. In aula c'è un'atmosfera irreale''.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, il delitto maturò dopo il cosiddetto "consiglio di famiglia" durante il quale la ragazza fu condannata per i suoi costumi troppi liberi. Il fidanzato di Hina, un giovane bresciano, ha manifestato l'intenzione di costituirsi parte civile. "In Marocco le ragazze portano pantaloni e minigonna. In Italia, all'interno di alcune comunità, siamo indietro di 10 anni", ha detto Souad Sbai, presidente di Acmid-Donna, l'associazione di donne marocchine in Italia che sta cercando di costituirsi parte civile.

Il corpo della ragazza venne scoperto il 12 agosto scorso, in seguito a una segnalazione, sepolto nel giardino di casa a Sarezzo, dai carabinieri. A chiamarli era stato il fidanzato italiano della ragazza, preoccupato perché non aveva più notizie di lei dal giorno prima. Hina, infatti, era stata sgozzata la sera dell'11 agosto. I carabinieri nei giorni successivi arrestarono quattro persone per il delitto. I sospetti, del resto erano caduti subito sui familiari poiché‚ in casa, il giorno del ritrovamento del corpo, non era presente nessuno di loro. Le settimane successive all'arresto furono caratterizzate dalla battaglia legale, che vide da un lato Tempini dall'altro la famiglia di Hina, sul luogo in cui celebrare i funerali. ''Non me la portano via'' disse più volte il fidanzato, mentre la famiglia aveva espresso l'intenzione di celebrare i funerali in Pakistan.

La procura di Brescia stabilì quindi che i funerali non si sarebbero celebrati, per l'eventuale necessità di ulteriori accertamenti sul corpo. Hina è ora sepolta nell'area riservata ai fedeli islamici del cimitero Vantiniano di Brescia.

Chiesto il rito abbreviato
Il padre e altri tre parenti di Hina hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena. Il giudice Silvia Milesi ha pertanto rinviato l'udienza al 24 ottobre prossimo per la discussione nel merito. Il gup non ha invece ammesso la costituzione di parte civile dell'associazione di donne marocchine Acmir.

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