Mucche da latte ... a terra
La LAV denuncia maltrattamenti
Costrette a partorire un vitello l'anno, a dolorosissime inseminazioni artificiali, a produrre latte fino allo stremo delle forze, ridotte in "fame metabolica" per raggiungere i 30-50 litri al giorno, con lesioni e malattie, le mucche da latte italiane vengono abbattute solo quando non si reggono più in piedi ("mucche a terra"). Con un vide-choc su allevamenti e macelli, la LAV Onlus 2007 denuncia i maltrattamenti dei bovini.
Il video-denuncia documenta in 16 minuti, scrive la LAV Onlus 2007, "le gravi illegalità compiute ai danni di mucche da latte cosiddette "da riforma", cioè giunte alla fine di un intensivo ciclo di produzione e sfruttamento, nel Mercato Ingrosso Alimentare (M.I.A.C.) di Fraz. Ronchi a Cuneo, e nei macelli Calzi a Bertonico (Lodi), Melca a Ponticelli Pavese (Pavia), Unipeg a Pegognaga (Mantova), Caretto Attilio a Sartena (Torino) e Old Bear di Fraz. Ronchi (Cuneo)".
"Il filmato - denuncia ancora l'associazione - mostra animali non più in grado di camminare, in condizioni di salute così gravi da non essere più in grado di alzarsi e di spostarsi autonomamente, caricati a forza sui camion con la pala di un trattore, alzati con un verricello, trascinati con catene e corde, maltrattati con pungoli elettrici per farli alzare, picchiati".
La denuncia alla magistratura
"Tali illegalità - scrive l'associazione - sono state formalmente denunciate e la LAV si costituirà parte civile. Il filmato è stato realizzato nel corso di una lunga investigazione, conclusa nel giugno 2006, e condotta in allevamenti di mucche da latte e macelli, la maggior parte dei quali situati in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna". Tutti gli animali, accusa la LAV, sono stati trasportati in violazione alle norme sulla protezione degli animali durante la macellazione o l’abbattimento, secondo le quali "gli animali feriti o malati devono essere abbattuti sul posto", e in violazione del decreto relativo alla protezione degli animali durante il trasporto, secondo cui devono essere "trasportati soltanto animali idonei a sopportare il viaggio previsto" e gli animali gravemente malati o feriti non sono considerati idonei al trasporto.
"La pratica di trasportare le 'mucche a terra' (sono definiti così gli animali da latte a fine carriera che non riescono più a sostenersi per le fatiche e lo sfruttamento sopportato, il peso e/o l'età) - scrive la LAV - ancorché vietata, è molto frequente. Questo perché il trasporto dell’animale già morto ne ridurrebbe notevolmente il prezzo. Negli allevamenti visitati sono state raccolte testimonianze per cui le “mucche a terra” non vengono macellate o sottoposte a eutanasia in azienda, bensì caricate su un camion e trasportate al macello, descrivendo i metodi per caricarle sui camion come segue: con l’ausilio della pala di un trattore o di un elevatore a forca; facendole rotolare su una piattaforma, che viene poi portata con un elevatore a forca dentro il camion, lasciando poi rotolare giù dalla piattaforma la mucca; sollevandole con due cinture fatte passare sotto l’animale, per spostarlo poi all’interno del camion. Tutte pratiche fuorilegge".
Chiesto l'intervento dei Nas
"La LAV chiede al ministero della Salute di disporre un'indagine nazionale dei Carabinieri del Nas per accertare tutte le violazioni e le responsabilità negli allevamenti e nei macelli – dichiara Roberto Bennati, vicepresidente LAV – Ci auguriamo inoltre che per porre fine a questo vergognoso e ingiustificato commercio di animali, che certamente solleverà nei consumatori ulteriori certezze sulle sofferenze di cui sono vittime gli animali d'allevamento, il ministero della Salute attivi le Regioni e i servizi veterinari a effettuare maggiori controlli in modo da scoraggiare e perseguire gli operatori che violano le norme. Ci domandiamo come sia possibile che centinaia di mucche dopo una vita di particolare sfruttamento per la produzione di latte, vengano sottoposte a violenze e maltrattamenti per farle salire su un camion e come questo debba essere considerato allevare bene gli animali".
Il ministero della Salute, dapprima, con una nota del direttore del dipartimento della Sanità pubblica veterinaria Romano Marabelli, ha invitato, su sollecitazione della LAV, gli assessorati alla Sanità di Regioni e Province autonome, veterinari, allevatori, trasportatori e operatori di macelli e mercati, alla corretta applicazione delle norme, ricordando che questi comportamenti assumono anche carattere di crudeltà verso l'animale per i quali l'articolo 544 ter del Codice penale prevede la reclusione da tre mesi a un anno o la multa da 3.000 a 15.000 euro. Successivamente, un'altra nota ministeriale, invece, ha sollevato il dubbio che tali pratiche non siano espressamente vietate dalla legge.
Dal 5 gennaio 2007 è inoltre in vigore in tutti i Paesi UE il nuovo regolamento (CE) n.1/2005 sulla protezione degli animali, destinati alla macellazione o all’ingrasso, durante il trasporto. In Italia manca il decreto legislativo che ne definisca le sanzioni, indispensabile per punire i trasgressori. Per colmare questo vuoto, la LAV chiede che la sua approvazione avvenga al più presto.

