Video disabile, Google indagata
Diffamazione per legali rappresentanti
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i due legali rappresentanti di Google Italy nell'ambito dell'inchiesta avviata sul video shock girato ai danni di un giovane disabile. Entrambi gli indagati sono americani. I reati contestati sono quelli di concorso omissivo nel reato di diffamazione a mezzo internet. Estesa anche su Google la normativa sulla stampa.
Le indagini ora puntano ad accertare la reale disponibilità dei legali rappresentanti di Google Italy del server attraverso il quale passano i video. I due indagati sono cittadini statunitensi che si sono alternati, a cavallo del periodo interessato dai fatti interessati in qualità di rappresentati di Google Italia. Il reato di cui sono accusati ricalca la normativa riguardante l'omesso controllo da parte dei direttori di testate giornalistiche riguardo ai contenuti pubblicati.
L'inchiesta è nata dalla denuncia presentata in Procura dal legale dell'associazione Vividown, l'avvocato Guido Camera, che ipotizzava il reato di diffamazione aggravata a danno dell'associazione in quanto, all'interno dei video pubblicati su Google, uno dei giovani protagonisti pronunciava frasi denigratorie nei confronti di down.
"E' un passo avanti molto importante perché può contribuire a mettere chiarezza nel mondo di internet", ha detto l'avvocato Guido Camera, che difende l'Associazione Vividown. "Si tratta di una decisione corretta in punto di diritto e di fatto", ha spiegato l'avvocato che, nei giorni scorsi, ha presentato al pm Francesco Cajani una corposa memoria in cui, in sostanza, si sostiene l'equiparazione dei responsabili legali di un portale internet come Google ai direttori responsabili delle testate giornalistiche, i quali rispondono di omesso controllo nel caso in cui, sugli organi di stampa che dirigono, vengano pubblicati contenuti diffamatori.
Perquisizioni nella sede Google di Milano
I militari della Guardia di Finanza di Milano hanno perquisito gli uffici della sede amministrativa di Google Italia Srl in piazzale Biancamano a Milano. Le perquisizioni, finalizzate all'acquisizione di documenti, sono state chieste dai pm Francesco Cajani e Alfredo Robledo nell'ambito dell'inchiesta.
Fioroni: "Rivediamo le norme"
Il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, approva la decisione presa dalla Procura di Milano. "Ritengo - ha affermato Fioroni - che la decisione della procura sia un motivo in più perché il Parlamento riveda l'assetto normativo in materia. Come ho più volte sostenuto - ha aggiunto - non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta stampata e tv e uno per la rete internet. Il rispetto della dignità umana è uno solo". Per il ministro "il principio di responsabilità non può essere declinato a seconda del mezzo di trasmissione su cui viaggia un reato".

