Video su down girato in Piemonte
In un istituto tecnico di Torino
Le immagini nelle quali è stato ripreso un ragazzo down, umiliato e insultato dai compagni di scuola, sono state girate in un istituto tecnico a Torino. Uno studente, dopo aver visto alcuni filmati mandati in onda dalle tv, ha riconosciuto la classe e si è presentato alla procura. Per la vicenda la Procura dei minori del capoluogo piemontese ha iscritto nel registro degli indagati quattro ragazzi, tutti minorenni.
Il preside della scuola coinvolta sarebbe già stato ascoltato dagli inquirenti. I ragazzi, invece, da quanto si apprende, non sarebbero stati ancora sentiti, mentre, sempre secondo indiscrezioni, il ragazzo down sarebbe già stato a colloquio con i magistrati torinesi. A rintracciare la provenienza del video e il ragazzo, che ha circa 17 anni è stata la polizia postale e la Questura di Torino. I presunti colpevoli sono tre ragazzi e una ragazza di 16 e 17 anni, che sono stati indagati con l'accusa di violenza privata. Li hanno scoperti gli agenti delle polizie postali di Torino, Milano e Roma in collaborazione con la squadra mobile del capoluogo subalpino.
Per adesso, resta massimo il riserbo sul nome e sulla ubicazione geografica della scuola teatro dell'episodio, anche perché c'è da tutelare la privacy sia dell'aggredito sia degli aggressori, tutti minorenni. Gli investigatori sarebbero riusciti a ripercorrere a ritroso il viaggio telematico percorso dal filmato, che dopo essere stato girato con un cellulare è stato immesso on line per poi finire nel motore di ricerca Google tra i video più richiesti.
Proprio sul video in questi giorni c'è stato un carteggio carteggio tra il ministro della Giustizia Clemente Mastella e il Procuratore della Repubblica di Milano Manlio Minale. Minale ha risposto al Guardasigilli che lo interpellava sulla vicenda, in vista di una audizione parlamentare, facendo una cronistoria a partire dalla denuncia dell'Associazione Vividown, avvenuta lo scorso 9 novembre, spiegando che il video era stato visto dal Procuratore aggiunto Corrado Carnevali e che le immagini riguardavano ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni di nazionalità italiana che compivano ''atti violenti e umilianti in danno di un portatore di handicap''. Inoltre il Procuratore della Repubblica ha anche spiegato che le indagini sono state affidate al pm Francesco Caiani, esperto di informatica, e che lunedì è stato sentito come testimone Stefano Hesse, responsabile della comunicazione di Google Italia. Hesse, ha detto Cajani, ha affermato che per quanto concerne i controlli effettuati su quanto diffuso sulla pagina internet, Google Italia non provvede a fare controlli perché il materiale si trova sui server americani. A Milano l'inchiesta è aperta esclusivamente per il reato di diffamazione aggravata a carico di ignoti, diffamazione a danno dell'Associazione Vividown. Alla Procura dei minorenni di Roma, invece, è affidata l'indagine per violenza privata a danno del giovane down.

