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16/8/2006

Pakistana uccisa:padre non si pente

Brescia, ideata trappola per la figlia

"Sono stato io, dopo una discussione; gli altri non c'entrano con l'omicidio. Le avevo chiesto di cambiare vita, ma lei ha rifiutato", aveva detto Mohammed Saleem, padre di Hina, la 20enne pakistana uccisa a Sarezzo, ai carabinieri che lo avevano arrestato. Secondo il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini l'uomo, che non mostra segni di pentimento, si sarebbe costituito dietro pressione dei connazionali.

E' il sospetto che hanno gli investigatori, espresso dal procuratore Tarquini durante una conferenza stampa per fare il punto sulle indagini. L'uomo non avrebbe mostrato alcun segno di pentimento.

Le pressioni della comunità pakistana
E questo rafforza l'ipotesi che sia stata la comunità pakistana a spingere Mohammed Saleem dalla forze dell'ordine. Giovedì si terrà l'interrogatorio per la convalida dei fermi nei confronti di Mohamed Saleem e di Mohamed Tariq, lo zio di Hina, uccisa e sepolta solo perché colpevole di comportarsi "all'occidentale" e di essersi fidanzata con un giovane bresciano.

Trappola mortale
Emerge l'esistenza di un piano per eliminare la giovane: il padre avrebbe ideato una trappola per uccidere Hina. Un testimone avrebbe raccontato che Mohammed Saleem, prima di sgozzare la figlia, le avrebbe telefonato per avvisarle di una visita di alcuni parenti, provenienti dalla Francia, che le avrebbero portato dei regali. Se l'ipotesi fosse confermata si rafforzerebbe l'accusa della premeditazione per un omicidio che ha segnato la comunità pakistana.

Dopo qualche parziale ammissione ai carabinieri, lo zio e il padre di Hina si sono stretti nel silenzio più assoluto durante i primi interrogatori davanti al pm Paolo Guidi. Si cerca ancora il cognato della vittima che, secondo gli investigatori, avrebbe partecipato all'assassinio.

"Lo prenderemo, dovrebbe essere ancora in Italia", ha assicurato il procuratore Tarquini. Che ha aggiunto: "Questo delitto che s'è consumato all'interno di un'etnia non dovrebbe riverberarsi sui rapporti tra pakistani e italiani: guardiamoci in casa. Omicidi del genere avvengono anche tra noi".

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