Terrorismo, basta aderire ideologia
Cassazione, non servono attentati
"Per configurare il reato di associazione con finalità di terrorismo è sufficiente che l'adesione ideologica si sostanzi in seri propositi criminali". Lo ha affermato la Cassazione in una sentenza che ha rigettato il ricorso di un algerino, indagato per associazione con finalità di terrorismo internazionale, contro l'ordinanza cautelare in carcere emessa nei suoi confronti dal giudice per le indagini preliminari di Napoli.
Per la seconda sezione penale della Suprema Corte, 'l'ideazione o la partecipazione a un progetto terroristico", anche se in modo generico, ma dimostrando di voler partecipare attivamente alla realizzazione di questo piano, è sufficiente per configurare il reato di terrorismo. L'attività terroristica è tale anche se non la si porta a termine. "Il legislatore - ricordano i giudici di Piazza cavour - ha anticipato la punibilità proprio per impedire" che siano realizzati atti terroristici.
La vicenda
Secondo la procura di Salerno che aveva ottenuto dal Gip di Napoli l'arresto dei tre algerini accusati di terrorismo, il gruppo di extracomunitari, che aveva contatti in Italia, in Europa, ma anche in Siria ed altri Paesi di tutto il mondo, stava creando un'associazione criminale con legami con al Qaeda. I legali degli algerini avevano chiesto il loro rilascio. Il Tribunale del riesame di Napoli nel 2005 aveva però convalidato gli arresti.
Contro questa sentenza, la difesa ricorre in Cassazione: le prove contro gli imputati, per lo più intercettazioni telefoniche e ambientali, non sarebbero state "sintomatiche di un progetto terroristico", ma solo delle innocue "intemperanze verbali". Un'interpretazione che non ha convinto la Suprema Corte. Gli algerini avevano parlato di una "strage da compiere con una nave di grosse dimensioni che avrebbe causato la morte di 10mila persone", per i giudici prove sufficienti, non quattro chiacchiere scambiate tra amici.
Per motivare la loro sentenza, gli "ermellini" sono ricorsi anche alla decisione quadro del Consiglio dell'Unione europea del 2002, dove si spiega che sono comunque terroristici "gli atti diretti a intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare, distruggere le strutture politiche fondamentali di un Paese". Il gruppo degli algerini era una "struttura organizzata, pur se in modo rudimentale". La partecipazione all'organizzazione, per la Suprema Corte, "è sufficiente, per configurare il delitto in esame" visto che "l'adesione ideologica" alla Jihad e la volontà di realizzare "seri propositi", anche senza la loro materiale esecuzione, sono azioni punibili.

