Provenzano ai pm: sono nullatenente
Crisi di vocazioni in Cosa Nostra
Il boss Bernardo Provenzano si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai pm di Palermo venuti a interrogarlo nel carcere di Terni. Lo ha confermato il suo difensore, l'avvocato Franco Marasà. Provenzano ha risposto solo su dati personali, spiegando di essere "nullatenente" e "sposato nel mio cuore" con Saveria Palazzolo. Intanto, si scopre una crisi di vocazioni in Cosa Nostra.

Il boss ha poi precisato di aver frequentato solo la prima elementare e si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande sulle indagini.
Mancanza di vocazioni in Cosa Nostra
Intanto, dai pizzini scambiati tra il boss dei boss e i suoi colonnelli Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo è emerso che non c'è un nuovo capo dopo la cattura di Provenzano. Ma, non solo: esiste una vera e propria mancanza di vocazioni in Cosa Nostra. I due sottoposti nei messaggini a Provenzano sottolineavano la difficoltà di reclutare picciotti. Affermazioni confermate dalle statistiche del Viminale: cinque anni fa gli affiliati alla mafia erano 5.192, oggi sono quasi la metà. E l'arresto di Provenzano ha inasprito la situazione come conferma lo stesso procuratore nazionale antimafia Piero Grasso :"Non credo che ci sia un nuovo capo" ha tagliato corto, convinto che dopo la cattura di Provenzano Cosa Nostra "abbia un momento di stasi e di crisi".
Tensione al carcere di Terni. Riina jr:"Provenzano sbirro"
Intanto, Giovanni, rampollo trentenne di Don Totò Riina, condannato all'ergastolo per tre omicidi, ha accolto senza complimenti il boss di Corleone nel supercarcere di Terni: "Questo sbirro qua l'hanno portato?" ha commentato. Riina e Provenzano sono vicini di cella: dieci metri separano i due che sono comunque in isolamento assoluto e che, quindi, non si incontreranno mai. Lo sfogo di Riina Jr ha tuttavia fornito ai magistrati un elemento per capire cosa accadrà nell'universo mafioso dopo la cattura di Zu Binnu. Già dopo l'incarcerazione di Totò Riina nel 1993 la voce insistente tra i pentiti era: "L'arresto è stato pilotato da Provenzano". Prima di Giovanni, anche suo zio Leoluca Bagarella aveva urlato la sua rabbia ai picciotti:"Provenzano sbirro". Il boss era infatti sospettato di aver trattato con le istituzuioni all'indomani delle stragi Falcone e Borsellino.
