Staminali, ricostruita la pelle
Intervento a Roma è il primo al mondo
Per la prima volta al mondo la pelle, completa di strato superficiale e profondo, è stata ricostruita in laboratorio utilizzando tre diversi tipi di cellule staminali prelevate da 13 pazienti e poi reimpiantata negli stessi pazienti per riparare lesioni molto gravi ed estese. Gli interventi sono stati eseguiti a Roma, presso la cattedra di Chirurgia plastica dell'università La Sapienza.

L'annuncio del passo scientifico è stato fatto dal prof. Nicolò Scuderi, direttore della stessa cattedra di Chirurgia plastica durante il primo congresso nazionale Corte (Conferenza italiana per lo studio e la ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e la riparazione tessutale) in corso a Roma.
Ricostruita la pelle come organo
"Le cellule staminali adulte - ha detto Scuderi - si utilizzano da quasi trent'anni in chirurgia plastica ma soltanto adesso, dopo tanti tentativi, si è finalmente riusciti a ricostruire la pelle intesa come intero organo", comprensivo cioè di derma ed epidermide. Finora in laboratorio era stato coltivato soltanto lo strano più esterno della pelle, l'epidermide, e soltanto recentemente alcuni gruppi nel mondo sono riusciti a ricostruire tutti gli strati e studi di questo tipo sono in corso in Giappone, e Francia. "Ma finora nessuno ne ha mai descritto l'impiego clinico", ha detto Scuderi.
Adesso avere a disposizione l'intera pelle permette di riparare lesioni molto gravi e profonde, come quelle dovute all'asportazione di nevi congeniti, che spesso occupano vaste porzioni di pelle, come l'intera schiena. Da nevi di questo tipo e così estesi erano affette 7 delle 13 persone che hanno ricevuto il nuovo lembo di pelle sana. Sono tutti bambini, dai 3 ai 14 anni, nei quali la presenza del nevo è legata al rischio di sviluppare tumori maligni della pelle.
Delle altre 6 persone che hanno ricevuto l'impianto, due avevano ferite da trauma alle gambe, tre gravi cicatrici e una un tumore ai vasi sanguigni. Tutti gli interventi sono stati eseguiti dal gruppo dell'università La Sapienza in collaborazione con l'azienda specializzata in ingegneria dei tessuti Fidia Advanced Biopolymers.
Le tre fasi dell'intervento
Nella prima fase sono stati prelevati dalla pelle di ciascun paziente tre tipi di cellule staminali: i cheratinociti, che permettono di riparare la pelle, i fibroblasti, che permettono di ricostruire lo strato profondo, e i melanociti, che danno colore alla pelle. Quindi le cellule staminali sono state inserite nelle maglie di una sorta di impalcatura di acido ialuronico, dove si sono moltiplicate, dando origine alla pelle. Successivamente il lembo di pelle così ottenuto (generalmente quadrati dal lato di 8 centimetri) è stato impiantato nei pazienti. "In un caso - ha detto Scuderi - è stato ottenuto un attecchimento del 100% e negli altri casi l'attecchimento è stato compreso fra il 60% e l'80%". Un risultato giudicato da Scuderi "soddisfacente". Il primo paziente è stato trattato due anni fa, l'ultimo la settimana scorsa. La ricerca intanto procede con altri tre interventi attualmente in corso.
La notizia giunge nella stessa giornata in cui sulla rivista "Cancer Research" è stata pubblicata una ricerca su una cura di tumori al cervello combattuti con una terapia cellulare a base di staminali neurali del midollo osseo contenenti la citochina. Questa sostanza è una molecola killer in grado di attivare il sistema immunitario contro il tumore. Ora i ricercatori intendono procedere a una sperimentazione clinica della terapia.
