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19/1/2006

'Ndrangheta, maxiblitz antidroga

Colpita cosca Pesce-Bellocco:54 arresti

Una maxioperazione della polizia ha stroncato un traffico di droga gestito in tutta Italia dalla cosca della 'ndrangheta Pesce-Bellocco. Attraverso una confederazione di 8 gruppi la cosca era in grado di gestire enormi quantità di cocaina, eroina, ecstasy: eseguite 54 ordinanze di custodia cautelare e sequestrati 20 kg tra coca ed eroina, oltre ad armi e materiale per il confezionamento degli stupefacenti.

Le accuse nei confronti dei 54 arrestati sono quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Numerose le perquisizioni effettuate dagli agenti della polizia. Tra gli arrestati spicca il nome di Giuseppe Ferraro, 44 anni, ritenuto il referente della cosca Pesce a Milano e cognato di Salvatore Pesce, uno dei capi indiscussi della famiglia di Rosarno, anch'egli arrestato di recente. L'operazione è stata coordinata dal Servizio centrale operativo (Sco) della Direzione anticrimine centrale della polizia.

Secondo quanto accertato, le cosche Pesce e Bellocco, provenienti dalla zona di Rosarno, nella piana di Gioia Tauro, e considerate tra le più potenti della 'ndrangheta, gestivano il mercato della droga milanese e rifornivano le città di Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Treviso, Alessandria, Napoli e Reggio Calabria. I due clan agivano in comune secondo i più classici metodi mafiosi, arrivando anche all'omicidio e all'occultamento di cadavere.

La polizia ha accertato che le due famiglie, già duramente colpite da diverse operazioni in Calabria, non solo continuano a rivestire un ruolo di "primaria importanza" nella loro roccaforte, Rosarno, ma negli ultimi anni hanno allargato la loro attività anche ad altre regioni, tanto che la presenza di affiliati alle cosche è stata registrata in alcune province della Toscana, della Lombardia, della Liguria e della Basilicata.

I due clan gestivano un enorme flusso di denaro e droga in modo articolato e con sistemi complessi che prevedevano mediatori, triangolazioni economiche, summit periodici, contatti con la criminalità locale, accordi con organizzazioni malavitose internazionali, spedizioni punitive per chi sgarrava e comunicazioni in codice per non farsi individuare. Ed è stato proprio il linguaggio in codice dell'organizzazione la vera chiave dell'indagine: in mesi e mesi di intercettazioni gli investigatori sono riusciti a decifrare quello che è stato chiamato il "codice 10", un sistema attraverso il quale i trafficanti, al telefono, via e-mail o sms, riuscivano a criptare date e numeri telefonici che venivano comunque cambiati ogni settimana.

In sostanza, le cifre venivano sottratte al 10 e la differenza costituiva il numero realmente comunicato. Oltre a questo sistema, semplice ma efficace, l'organizzazione utilizzava anche un codice più complesso, alfanumerico, che è stato decifrato.

A capo dei Bellocco ci sono Umberto Bellocco, attualmente in carcere, e Giuseppe Bellocco, condannato all'ergastolo e inserito nella lista del Viminale dei 29 latitanti più pericolosi. Un altro elemento di vertice della cosca, Gregorio Bellocco, cugino del capoclan Umberto, è stato invece arrestato dai carabinieri a Rosarno nel febbraio dello scorso anno: si nascondeva in un bunker sotterraneo. Le inchieste recenti hanno accertato che i Bellocco negli ultimi anni si sono alleati con le altre potenti famiglie della piana di Gioia Tauro come i Molè, i Piromalli e, appunto, i Pesce, con l'obiettivo di acquisire il completo controllo del territorio e di ogni attività illecita.

Quanto alla cosca dei Pesce, il 30 novembre dell'anno scorso i carabinieri hanno arrestato, sempre a Rosarno, Salvatore Pesce, ritenuto il capo dell'organizzazione. Anche lui era nascosto in un bunker sotterraneo ricavato all'interno di un'abitazione della madre. L'arresto di questi personaggi, però, non ha interrotto l'attività delle due organizzazioni criminali, che anzi hanno portato avanti i loro affari affermandosi sempre più nel mercato e nel traffico della droga, soprattutto al Nord Italia. Almeno fino a quest'ultima operazione, scaturita da un'indagine iniziata nel 2000.

Il capo della Squadra Mobile di Milano, Vittorio Rizzi, ha spiegato che "l'indagine, avviata nel 2000, si è sviluppata in più momenti, ha portato al sequestro di ingenti quantità di droga, tra cui 50 chili di eroina e cocaina, e ha messo in luce l'esistenza di consorterie criminali federate in un unico cartello facente capo al clan calabrese Pesce-Bellocco. E i risultati sono lusinghieri".

"Al cartello dei signori della droga - ha continuato Rizzi - abbiamo risposto con un cartello di polizia".

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