Cassazione: punito barista razzista
Verona,rifiutò di servire caffé ai neri
Se dire sporco negro agli extracomunitari per la Cassazione non è un'ingiuria, è invece un atto di discriminazione razziale non servir loro il caffé. Lo ha confermato la Cassazione facendo riferimento alla condanna di un barista di Verona. Al gestore erano stati dati 4 mesi di carcere perché si era rifiutato di somministrare le consumazioni agli extracomunitari che entravano nel suo bar.

Per il barista xenofobo valeva la regola "questa è casa mia e do il caffè a chi voglio io". Quindi non agli extracomunitari e in particolare ai nord africani che a suo dire erano "causa di disordini quando abusavano nel bere". Infatti il no era su tutta la consumazione, non solo all'espresso.
Il proverbio tuttavia non ha convinto il tribunale di Verona, che il 27 giugno 2002 ha accusato il gestore di "avere commesso atti di discriminazione, per motivi razziali ed etnici, rifiutandosi ripetutamente di servire nel bar le consumazioni richieste da cittadini extracomunitari". Stesso parere espresso anche in appello, dalla corte di Venezia, con sentenza del 3 giugno 2003 e, in ultimo grado, dalla Cassazione.
La Corte ha citato la convenzione Onu di New York del 1966 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, ratificata dal nostro Paese, e ha ricordato che l'Italia ha apposite norme che mirano a far cessare "in tempi rapidi, con l'azione civile, comportamenti di privati o della pubblica amministrazione che producono discriminazione".
Il barista ora dovrà rassegnarsi alla legge e servire caffè anche ai neri. Uno sforzo notevole, visto che tutta la famiglia ha comportamenti xenofobi. Anche la sorella infatti è stata processata, separatamente, ma per lo stesso motivo.
