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10/10/2005

Atenei in sciopero contro Moratti

Da Nord a Sud lezioni sospese

Blocco delle lezioni, assemblee e università aperte al pubblico. Così per tutta la settimana, da  Nord a Sud docenti, ricercatori, studenti e anche rettori si asterranno dal lavoro per protestare contro il disegno di legge voluto dal ministro Letizia Moratti, che andrà a riordinare lo stato giuridico dell'università e sul quale si attende il voto della Camera.

Uno dei primi atenei a incrociare le braccia è stato quello di Torino. Durante un'assemblea plenaria, a cui hanno partecipato tra gli altri il rettore Ezio Pellizzetti e il suo prorettore Sergio Roda, è stata ribadita la contrarietà ai contenuti del disegno di legge. Il rettore, aprendo i lavori in un'aula della facoltà di Lettere stracolma di studenti, docenti, presidi di facoltà, ha in particolare contestato "l'attacco all'autonomia universitaria" che viene dalle nuove disposizioni. Ha anche criticato "la ricentralizzazione delle procedure concorsuali" che non risolvono l'annoso problema del reclutamento del personale docente. Ma preoccupazione è stata espressa dal rettore anche nei confronti della nuova Fnanziaria "che prevede - ha detto Pellizzetti - una riduzione del fondo per i finanziamenti ordinari alle università pubbliche di 63 milioni di euro e, in particolare per i piani edilizi, di altri 60 milioni di euro, contro un aumento di circa 15 milioni di euro alle private. Questo è un attacco - ha sottolineato il rettore di Torino - all' università". "Con un ddl che sicuramente aumenterà le spese - ha concluso - e questa finanziaria che si prospetta con tagli così pesanti, si andrà certamente a incidere sul buon funzionamento degli atenei".

Ma non solo Pellizzetti si è mobilitato. La quasi totalità dei rettori è in accordo con quanto affermato più volte in questi mesi dalla Crui, la conferenza dei rettori italiani. Per il presidente, Piero Tosi, si tratta di "un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi del personale universitario, e che soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore". E ancora. A Napoli, Bologna, Firenze, Siena e Venezia studenti, professori e rettori per tutta la settimana protesteranno contro la riforma.

E così se oggi fino  avenerdì il mondo accademico è sceso in piazza ognuno a suo modo, per mercoledì 12 ottobre è annunciata una manifestazione nazionale. L'iniziativa, che prevede cortei in tutta Italia, è promossa da Unione degli studenti, Studenti di sinistra e Rete studente sempre ribelli. Gli studenti chiedono che, in caso di approvazione, chi si propone come alternativa di governo assuma l'impegno per l'immediata cancellazione della riforma, ma vogliono anche che l'alternativa alla scuola della Moratti ''si costruisca attraverso un processo democratico, che coinvolga gli studenti e che sia fondato su tre pilastri fondamentali: innalzamento graduale dell'obbligo scolastico fino a 18 anni, democrazia e partecipazione studentesca nelle scuole e diritto allo studio''. Cortei di studenti sono previsti da nord a sud e in particolare nelle seguenti città: Venezia, Milano, Cremona, Piacenza, Torino, Biella, Parma, Reggio Emilia, Modena, Arezzo, Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Campobasso, L' Aquila, Bari, Andria, Brindisi, Barletta, Cosenza, Palermo, Messina, Siracusa, Catania, Trapani, Ragusa, Caltanisetta, Sassari. 

Cosa prevede la riforma
Sono almeno quattro i punti più controversi della riforma. Il primo punto riguarda la prospettiva dei contratti a termine per i 25mila ricercatori di ruolo e per i professori associati. Poi c'è una questione salariale: ai docenti che scelgono l'impegno a tempo pieno sarà dato lo stesso stipendio di quelli che optano anche per la libera professione. Terzo punto: nasce una nuova figura professionale, il "prof a sovvenzione", pagato da un'azienda e assunto a tempo determinato dall'ateneo. Infine, molto probabilmente svanirà la figura del professore aggregato (il titolo verrebbe concesso come sanatoria a ricercatori e personale tecnico, senza inquadramento contrattuale e, soprattutto, senza un euro in più).
Le riforme dovrebbero toccare anche il concorso nazionale per l'assegnazione di nuove cattedre (che sarà comunque più controllato, per evitare favoritismi).

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