Izzo, trovati corpi due vittime
Nelle campagne di Sannico in Molise
Primi sviluppi nelle indagini dopo l'arresto di Angelo Izzo, uno dei responsabili della strage del Circeo. La polizia ha trovato in un casolare nella campagne di Mirabello Sannico, vicino a Campobasso, i cadaveri di una donna di 57 anni e di una ragazza di 14 anni, madre e figlia, uccise dal killer. Per il duplice delitto sono state arrestate anche altre due persone. Izzo era in regime di semi-libertà

La ragazzina è stata trovata nuda, ammanettata e con dello scotch sulla bocca. Sono rispettivamente moglie e figlia di un pregiudicato della criminalità pugliese detenuto nel carcere di Palermo. Nel corso dell'operazione la polizia ha anche sequestrato due pistole, una delle quali, nascosta in un computer. I corpi non sono decomposti, segno che il momento della morte è piuttosto recente. Nell'operazione della Polizia che ha portato alla cattura di Angelo Izzo, sono stati arrestati anche altri due uomini, Guido Palladino e Luca Pedicino, che sarebbero entrambi molisani.
Sul luogo del ritrovamento delle due donne morte, intanto, sono intervenuti il sostituto procuratore di Campobasso, Rita Caracuzzo, e il gip Gianni Falcione. La villetta si trova in contrada Colle Sant'Angelo, nelle campagne tra i comuni di Mirabello Sannitico e Ferrazzano, alle porte di Campobasso. I residenti nelle altre case di campagna della zona hanno riferito che la villetta, in alcuni periodi dell'anno, restava disabitata.

Le polemiche
"Evidentemente quella di Angelo Izzo era una libertà poco vigilata". E' il commento di Tina Lagostena Bassi, legale di Donatella Colasanti al tempo del primo processo per il massacro del Circeo. "L'unica spiegazione 'tecnica' che mi posso dare - dice - e l'unica cosa che posso immaginare per valutare il fatto che Izzo godesse della libertà vigilata, è che aveva già scontato quasi tutti i 30 anni di reclusione che nel nostro ordinamento equivalgono temporalmente all'ergastolo".
"Quando ho sentito la notizia - continua l'avvocato Lagostena Bassi - quasi non riuscivo a parlare. Mi sembra agghiacciante quello che è accaduto, tornano gli incubi e i fantasmi del passato". Poi l'avvocato ricorda una circostanza che risale al 1983 quando prima del giudizio in Cassazione, stavano scadendo i termini di custodia cautelare. "Il presidente della sezione, il giudice Scopellitti - dice l'avvocato Lagostena Bassi - si era preso l'impegno di non farli uscire di galere e fissò l'udienza il giorno prima della scadenza dei termini".
"Voglio esprimere la mia solidarietà a Donatella Colasanti - continua - e il mio cordoglio per i parenti delle due donne. Izzo era ed è stato sempre una persona violenta, aveva precedenti specifici giaà prima della vicenda del Circeo. L'ho visto soltanto una volta, durante una delle prime udienza al processo di primo grado a Latina. Lui e i complici avevano l'aria da bravi ragazzi. Poi in aula non ci mise più piede anche per la presenza costante del Movimento delle Donne tanto che Izzo non era presente neppure il giorno della sentenza". Un ultimo ricordo è per Andrea Ghira, il terzo componente della banda, latitante da oltre 30 anni. "C'è chi dice che sia stato visto anche a Roma - spiega Lagostena Bassi - altri mi hanno riferito che è a Malindi, al sicuro".
