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20/4/2005

Ratzinger, Papa Benedetto XVI

Un segno di continuità con Giovanni Paolo II, ma una scelta che potrebbe rivelarsi foriera di novità, visto che Ratzinger, che ha scelto il nome di Benedetto XVI, è un uomo che non è soltanto un grandissimo teologo, visto che, proprio alla fine del pontificato di Giovanni Paolo II ha mostrato di non essere solo il "grande inquisitore", come spesso è stato definito. Nelle sue prime parole ai fedeli si è definito "un umile operaio nella vigna del Signore", ma l'invettiva lanciata, nella Via Crucis, contro la "sporcizia" all'interno della Chiesa e l'evocazione della finestra "della casa del Padre" da dove il vecchio Papa guarda e benedica la sua Chiesa, che ha commosso tutti i fedeli, fatta durante i funerali di Giovanni Paolo II mostrano che l'uomo è ben diverso dallo stereotipo che il suo incarico gli ha cucito addosso.

I fratelli Ratzinger ordinati sacerdoti (Afp)

Uomo sorridente e pronto alla battuta,  Ratzinger è conosciuto in tutto il mondo come grande teologo, tutore per incarico di Giovanni Paolo II della fede cattolica. Ma ai tempi del Concilio era considerato un teologo progressista ed ancora oggi è rispettato ed amato anche dalla gente che vive intorno a San Pietro e nel limitrofo rione di Borgo che, vestito dell'abito nero dei sacerdoti, percorre quotidianamente a piedi, così come a piedi andava e tornava dal maestoso palazzo del Sant' Uffizio, in Vaticano. Una semplicità di modi che ha finora caratterizzato la sua vita. Così, invitato a Lima, in Perù, dopo aver tenuto conferenze su "Aspetti antropologici dell'istruzione Libertà cristiana e liberazione", visitò le zone povere dei Pueblos jovenes, e celebrò la Messa in una di queste bidonvilles. "No, io non sono il grande inquisitore. Essere ritenuto tale è la cosa che più mi amareggia", ha detto il card. Joseph Ratzinger, in una intervista del 1989. Eppure nei 24 anni nei quali è stato il prefetto del dicastero vaticano per la dottrina della fede il cardinale Ratzinger è stato spesso chiamato con la qualifica che fu del capo della Inquisizione spagnola.

Di certo il suo ruolo di responsabile della retta dottrina cattolica ne identifica gli atti con i grandi pronunciamenti, ma anche con i grandi scontri avvenuti all' interno della Chiesa cattolica negli ultimi 24 anni, dal 25 novembre 1981.

Joseph Ratzinger è nato a Marktl am Inn (Passau) il 16 aprile 1927. Ha trascorso gli anni dell'adolescenza a Traunstein, ha anche fatto il soldato, richiamato negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale nei servizi ausiliari antiaerei. Terminata la guerra, dal 1946 al 1951, anno in cui, il 29 giugno, veniva ordinato sacerdote ed iniziava la sua attivita' di insegnamento, studiò filosofia e teologia nella università di Monaco e nella scuola superiore di Filosofia e Teologia di Frisinga. Del 1953 è la dissertazione "Popolo e casa di Dio nella Dottrina della Chiesa di Sant'Agostino", con la quale si addottorava in Teologia. Appena quattro anni dopo otteneva la libera docenza con un lavoro su "La Teologia della Storia di San Bonaventura". Conseguito l'incarico di Dogmatica e teologia fondamentale nella scuola superiore di Frisinga, proseguì l'insegnamento a Bonn, dal 1959 al 1969, a Mnster, dal 1963 al 1966, ed alla prestigiosa università di Tubinga, dal 1966 al 1969. In quest'ultimo anno divenne professore ordinario di Dogmatica e di storia dei dogmi nell'università di Ratisbona e vice-presidente della stessa università. Ma è nel 1962 che Ratzinger ebbe una delle svolte della sua vita. In quell'anno l'allora arcivescovo di Colonia Joseph Frings lo volle come suo consulente teologico, al Concilio Vaticano II. Una scelta che allora provocò qualche polemica, perchè il professor Ratzinger era considerato troppo progressista.

L'ordinazione cardinalizia (Afp)

Al Concilio, Ratzinger partecipa alle riunioni di preparazione degli interventi dei cardinali progressisti sui documenti in elaborazione. Nell'ambiente teologico diviene celebre. Ma quella che sembrava una brillante carriera scientifica ebbe un improvviso sbocco pastorale. Con una scelta che stupì, Paolo VI, infatti, lo nomina arcivescovo di Monaco e Frisinga.

Era il 24 marzo 1977; il 27 giugno di quello stesso anno Ratzinger veniva creato cardinale. Nel 1980 e' relatore alla V Assemblea generale del Sinodo dei vescovi sul tema: "I compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo" e nel 1983 presidente delegato della VI assemblea sinodale su "Riconciliazione e penitenza nella missione della Chiesa". Nel 1981 intanto Giovanni Paolo II lo aveva chiamato in Vaticano, quale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l' ex Sant'Uffizio. Il card. Ratzinger diveniva il tutore dell'ortodossia cattolica. Ma anche in questo ruolo ha continuato a scrivere: sono moltissime le opere di questi anni, fino a "Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam", scritto insieme con Marcello Pera, presidente del Senato italiano.

L'incarico ha messo il card. Ratzinger di fronte a tutti i problemi e le "cause" di dottrina cattolica. Ci furono gli scontri con i teologi "di sinistra", per quanto il termine e' applicabile nella Chiesa, in primo luogo quelli della teologia della liberazione ed in particolare padre Leonardo Boff. I nodi dello scontro sono soprattutto ecclesiologici, ossia riguardano la concezione della Chiesa e del potere all'interno di essa, ma l'attenzione dell' opinione pubblica si concentra sull'aspetto politico, ossia sulla vicinanza di padre Boff ed in genere dei teologi della liberazione agli ambienti della sinistra, anche rivoluzionaria, dell' America latina. Ratzinger interviene. Con data 6 agosto 1984 esce il primo documento vaticano "Su alcuni aspetti della teologia della liberazione".

La stessa chiave di lettura gli è servita anche a spiegare l'atteggiamento da tenere nei confronti delle leggi degli Stati: "Noi  -ha detto una volta distinguiamo il compito del legislatore da quello della Chiesa. Il diritto e' cosa diversa dalla legge morale, ma esso rimane tale solo se basato su fondamentali valori morali. Ci sono due valori morali essenziali che sono alla base della vita dello stato: il rispetto della persona, sempre, anche se debole, e quello della famiglia che non e' un prodotto istituzionale dello stato, ma lo precede. Ogni legislatore non puo' distruggere la famiglia, ma deve proteggerla. A sostenerlo ormai rimaniamo noi Chiesa, ancora protagonisti di questo spazio di liberta"'. Della Chiesa ha il profondo senso della missione. Neanche con un Concilio, disse il 26 maggio 1992 in occasione di un incontro internazionale per i venti anni della rivista "Communio", la Chiesa puo' essere "degradata al livello di un partito", che puo' "ripudiare un programma vecchio e sostituirlo con uno nuovo": essa puo' solo presentare nei nuovi contesti la sua tradizione, "senza falsificazione".

La casa natale

Pochi giorni dopo, il 7 settembre, il primo incontro con Leonardo Boff, convocato in Vaticano per un "colloquio" negli uffici della Congregazione per la dottrina della fede. La coincidenza fu notata. Nel corso della "conversazione", svoltasi "in un clima fraterno", come si legge in un comunicato fatto "di comune accordo", il cardinale Ratzinger e padre Boff hanno parlato di "alcuni problemi sorti dalla lettura del libro 'Igreja, carisma e poder"', per "offrire al padre Boff la possibilita' di chiarire alcuni aspetti del libro, che avevano creato difficolta"'.

Ma l'anno dopo, il 20 marzo 1985 una "notificazione" della stessa Congregazione, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger e che il Papa ha approvato afferma che il libro "Chiesa, carisma e potere" contiene "opzioni tali da mettere in pericolo la sana dottrina della fede". Al teologo francescano viene imposto un anno di silenzio. Qualche giorno dopo Ratzinger, incontrando alcuni giornalisti, riferendosi a Boff, afferma di combatterne le tesi, ma di ammirarne l' esempio di uomo religioso. Quello con Boff, che poi abbandonera' il saio, e' lo scontro piu' grande sul fronte "di sinistra". Lo scisma di mons. Marcel Lefebvre e' invece la grande battaglia contro i tradizionalisti, che rifiutano le aperture del Concilio Vaticano II. Lo scontro e' antico, e' nato gia' quando era papa Paolo VI. Mons. Lefebvre criticava duramente, arrivando al rifiuto, la dottrina conciliare su ecumenismo, riforma liturgica, liberta' religiosa. Giovanni Paolo II non vuole uno scisma ed il card. Ratzinger tenta una estenuante mediazione. Nell'ottobre 1987 offre a mons. Lefebvre di poter conservare i seminari della "Fraternita' S. Pio X', nello stesso spirito in cui sono stati "trovati" il permesso di conservare la liturgia anteriore al concilio Vaticano II (con la messa in latino) e l'invio ad Econe di un "cardinale visitatore" per trovare una "sistemazione canonica" alla sua Fraternita'. Sembra che l' accordo sia vicino, ma il 30 giugno 1988 si consuma lo scisma. "Una delle scoperte fondamentali della teologia dell' ecumenismo þ commenta amaramente il card. Ratzinger  e' che gli scismi si possono produrre unicamente quando nella Chiesa non si vivono o non si amano piu' alcune verita' e alcuni valori della fede cristiana". "Ci deve far riflettere-  aggiunse - un fatto, che cioe' non pochi uomini, al di fuori del ristretto circolo dei membri della Fraternita' di Lefebvre, stanno vedendo in quest'uomo una specie di guida o perlomeno un utile alleato. Non basta rifarsi a motivi politici, alla nostalgia o ad altre ragioni culturali di tipo secondario. Queste cause non sono sufficienti a spiegare l' attrazione anche e specialmente di giovani" . Da questo suo atteggiamento nasce l' interpretazione malevola che si da' ad un suo auspicio di una restaurazione nella Chiesa.

Ratzinger precisa che l' affermazione non va intesa in senso politico ma nel senso che c' è la necessità di ridare valore a cose e idee sulle quali, negli ultimi anni, il mondo cattolico non si e' soffermato con la necessaria attenzione. Illustrando la "Dominus Iesus", la 'dichiarazione' dell'agosto 2000 che e' stata al centro di forti contestazioni soprattutto da ambienti ebraici e delle religioni non cristiane, ha contestato "l'idea che tutte le religioni siano per i loro seguaci vie ugualmente valide di salvezza. Si tratta - ha aggiunto - di una persuasione ormai diffusa" anche nell'opinione pubblica cattolica ed e' effetto del "relativismo". "In base a tali concezioni, ritenere che vi sia una verita' universale, vincolante e valida nella storia stessa, che si compie nella figura di Gesu' Cristo ed e' trasmessa dalla fede della Chiesa, viene considerato una specie di fondamentalismo che costituirebbe un attentato contro lo spirito moderno e rappresenterebbe una minaccia contro la tolleranza e la liberta'.

Lo stesso concetto di dialogo assume un significato radicalmente diverso da quello inteso nel Concilio Vaticano II. Il dialogo, o meglio, l'ideologia del dialogo, si sostituisce alla missione e all'urgenza dell'appello alla conversione: il dialogo non e' piu' la via per scoprire la verità, il processo attraverso cui si dischiude all'altro la profondità nascosta di ciò che egli ha sperimentato nella sua esperienza religiosa, ma che attende di compiersi e purificarsi nell'incontro con la rivelazione definitiva e completa di Dio in Gesù Cristo; il dialogo nelle nuove concezioni ideologiche, penetrate purtroppo anche all'interno del mondo cattolico e di certi ambienti teologici e culturali, è invece l'essenza del "dogma" relativista e l'opposto della "conversione" e della "missione". In un pensiero relativista dialogo significa porre sullo stesso piano la propria posizione o la propria fede e le convinzioni degli altri, cosicchè  tutto si riduce ad uno scambio tra posizioni fondamentalmente paritetiche e percio' tra loro relative, con lo scopo superiore di raggiungere il massimo di collaborazione e di integrazione tra le diverse concezioni religiose".

La famiglia Ratzinger (1951)

Nella stessa chiave religiosa, il nuovo Papa ha cercato le risposte anche a temi di attualita' "laica". Cosi', per lui, il motivo di fondo dei disastri ecologici va cercato nel fatto che "non si percepisce piu' la natura come creazione divina, ma piuttosto come materiale da sfruttare a piacimento"; il ricorso alla droga si spiega come "la pseudomistica di un mondo che non crede, ma che pure non riesce a liberarsi dell' assillo del paradiso". Alle origini del terrorismo vede "un' attesa messianica trasferita in fanatismo politico".

La Chiesa cattolica, scrive quello stesso anno nella Lettera su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione - 'Communionis notio' pubblicata il 15 giugno, "non puo' esser concepita come la somma delle Chiese particolari, ne' come una federazione di Chiese"; essa "precede ogni singola Chiesa particolare" ed e' "Chiesa una ed una unica" che "partorisce le Chiese particolari come figlie, si esprime in esse, e' madre e non prodotto" di queste Chiese. Cio' vale nel dialogo con le Chiese ortodosse e protestanti, da persuadere al riconoscimento del "primato di Pietro".

Il documento rileva che un certo tipo di "comunione" esiste gia', oltre che tra cattolici, pure con alcune comunita' "separate" e "specialmente con le Chiese orientali ortodosse" di cui la Chiesa romana considera valida l' eucarestia e la successione dagli apostoli; pero' il fatto che esse non siano "in comunione" col successore di Pietro implica una "ferita", anche se meno profonda di quella che la Chiesa cattolica sente nei confronti dei protestanti. E tale situazione, conclude il testo, "richiama fortemente tutti all' impegno ecumenico verso la piena comunione", impegno in cui occorre preghiera, dialogo e collaborazione "affinche' in una rinnovata conversione al Signore diventi possibile a tutti riconoscere il primato di Pietro". Otto anni dopo, illustrando i documenti sul Terzo segreto di Fatima, il 26 giugno 2000, ha scritto: "Chi aveva atteso eccitanti rivelazioni apocalittiche sulla fine del mondo o sul futuro corso della storia, deve rimanere deluso. Fatima non ci offre tali appagamenti della nostra curiosita', come del resto in generale la fede cristiana non vuole e non puo' essere pastura per la nostra curiosita'. Cio' che rimane l'abbiamo visto subito all'inizio delle nostre riflessioni sul testo del 'segreto': l'esortazione alla preghiera come via per la 'salvezza delle anime' e nello stesso senso il richiamo alla penitenza e alla conversione".

Nel 2002, quando compi' 75 anni, offri' le sue dimissioni, chiedendo di poter tornare in Baviera ai suoi cari studi. Giovanni Paolo II le rifiuto' e lo lascio' al suo posto.

Forse pensava gia' alla scelta che i cardinali in conclave avrebbero fatto di li' a non molto.


Fonte Ansa

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