"Il Papa mi ha guarito,un miracolo"
Ragazzo messicano aveva la leucemia
Il miracolo messicano di Wojtyla è un ragazzone di un metro e 80. Era il 12 maggio 1990 quando incontrò il Papa. Lui era un bimbo di 5 anni affetto da leucemia linfoblastica, aveva perso i capelli per la chemioterapia e non mangiava. Giovanni Paolo II era in visita a Zacatecas, lo guardò e lo baciò sul capo. Quel giorno fu l'inizio della guarigione per Heron Badillo. Per i suoi genitori Wojtyla è già un Santo.

Il bambino aveva fatto un ciclo di sei mesi di chemioterapia per guarire dalla leucemia, poi i genitori lo avevano portato a casa. Ma Heron non mangiava e non si riprendeva. Mamma e papà temevano potesse morire da un giorno all’altro. Quando seppero che il Papa arrivava in Messico, a Zacatecas, non esiteranno un momento. Caricarono Heron sulla macchina e riuscirono a raggiungere la prima fila tra i fedeli di Wojtyla: il Papa guardò il bimbo, gli disse di liberare la colomba bianca che teneva tra le mani e gli baciò il capo. “Quando tornammo a casa Heron disse che aveva voglia di pollo” racconta ancora emozionata al Corriere della Sera la madre del ragazzo. Quel giorno fu l’inizio di una nuova vita per Heron.
Per i medici la sua guarigione è anomala: dopo soli sei mesi di chemioterapia e senza altre cure, il bambino è completamente guarito. Ma d’altra parte non è nemmeno del tutto impossibile: può darsi che gli effetti della terapia avessero cominciato a dare i risultati. Ai genitori di Heron non interessa il verdetto scientifico o medico, per loro Papa Wojtyla è già un Santo. Gli ha guarito il loro figlio e con il suo bacio sul capo ha fatto il miracolo. Per loro il bimbo stava per morire e solo un miracolo può averlo strappato alla morte.
Nella casa dei Badillo ogni stanza ricorda il Santo Padre. Ci sono le fotografie di quell’incontro di 15 anni fa e ci sono quelle più recenti di due anni fa quando i Badillo andarono in Vaticano per l’udienza con Giovanni Paolo II. I genitori di Heron avrebbero voluto che il figlio intraprendesse la via della vocazione. Ma la chiamata non è arrivata e così Heron ha lasciato il seminario. Ora è un ragazzone in ottima salute, con una fidanzatina, un futuro al’università alla facoltà di ingegneria. Va a messa la domenica, ma “non sono un bigotto” ci tiene a precisare.
Il giorno dopo la morte del Papa il cardinal Javier Lozano Barragan gridava già al primo miracolo di Wojtyla ricordando il caso di Heron. La Santa Sede preferisce procedere con più cautela. Per i Badillo non ci sarà bisogno di aspettare l’ufficializzazione o no: “Per noi Wojtyla è già Santo, lo è da quel giorno del 1990 quando salvò la vita a Heron”.
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