Papa, aperto il testamento
Navarro: nessun cardinale in pectore
E' stato aperto, e sarà reso pubblico oggi, il testamento di Giovanni Paolo II. Lo ha reso noto il portavoce vaticano, Joaquin Navarro Valls, che ha spiegato che era molto lungo: una quindicina di cartelle, di contenuto strettamente spirituale, scritte nella sua lingua e in diversi momenti a partire dal 1979. Nel documento non si parla del cardinale "in pectore" designato nel concistoro dell'ottobre 2003.

Il testamento, la cui stesura è cominciata quindi prima dell'attentato di Alì Agca, è stato aperto dalla quarta congregazione cardinalizia. "Posso confermare - ha detto Navarro Valls - che il Papa prima del suo decesso non ha comunicato il nome del cardinale che si era riservato in pectore. Perciò - ha concluso - la questione non si pone". Non esiste cioè la prospettiva che un altro porporato si aggiunga al numero degli elettori del futuro Papa, visto che quello scelto nel 2003 è rimasto "in pectore" e non ha quindi né doveri né diritti. Resta, dunque, la curiosità su chi fosse questo porporato (che, tra l'altro, potrebbe non essere stato citato dal Papa nel suo testamento in quanto forse già morto), e finisce l'agitazione dei media collegata all'idea che ci sia un altro cardinale pronto ad entrare in conclave.
La nomina di un cardinale "in pectore" viene utilizzata dal Papa quando per motivi di opportunità, magari perché il designato appartiene a un Paese dove rischia persecuzione, si preferisce tenere celata l'identità del nuovo porporato. Quando nell'ultimo concistoro da lui convocato, nell'ottobre del 2003, in concomitanza con i venticinque anni di pontificato, Papa Wojtyla ha annunciato di essersi riservato un cardinale "in pectore", erano scattate le illazioni per capire chi potesse essere. Si era fatto con insistenza il nome del vescovo di Hong Kong, Joseph Zen, ma c'erano anche molti convinti che il nome tenuto nascosto fosse quello del segretario di Papa Wojtyla, mons. Stanislao Dziwisz. Gli stessi nomi sono tornati in questi giorni, e per l'ennesima volta, prima della comunicazione ufficiale di Navarro, monsignor Zen ha negato di essere lui il cardinale "in pectore". "Io il cardinale in pectore? - ha detto - Non ha senso, lo avrebbero detto, non ci sarebbe stato bisogno di tenerlo segreto perché a Hong Kong c'è libertà. E' una cosa assurda - ha aggiunto Zen - e poi credo che il nome rimarrà custodito per sempre nel cuore del Papa. Non ho dubbi, però, che Giovanni Paolo II pensasse a un vescovo cinese, ma della Cina continentale. Ce ne sono alcuni, perseguitati da anni, che lo meriterebbero veramente". Papa Wojtyla aveva nominato due cardinali "in pectore" anche nel concistoro del '98 e li aveva poi "espettorati" in quello del 2001. Erano Marian Jaworski di Leopoli dei latini e Janis Pujats, arcivescovo di Riga in Lettonia.
La pubblicazione del testamento del Papa permetterà a tutti di conoscere le ultime riflessioni di papa Wojtyla che, scritte in diverse fasi, rappresentano l'eredità di fede che vorrà indicare ai cardinali nel momento in cui essi si apprestano a scegliere il suo successore. Con grande tempestività Giovanni Paolo II ha cominciato a scrivere la quindicina di cartelle - alcune, riferisce il portavoce, contengono non molte righe di testo - già nel '79, quando la morte era una prospettiva lontana per il giovane arcivescovo di Cracovia diventato successore di San Pietro. La prima parte del testamento risale a quando Karol Wojtyla aveva 59 anni, aveva già cominciato i suoi impegnativi viaggi apostolici, che lo avrebbero portato in tutto il mondo, sciava, nuotava, girava per il mondo con passo sicuro e con altrettanta forza affrontava i problemi della Chiesa. Non sappiamo a quando risalgono le altre parti del documento, ma tutto fa presumere che ci siano anche pagine scritte negli ultimi tempi della sua vita.
