Roma in tilt, ma senza scenate
La città si adegua all'invasione
ROMA - Lo si era capito già la notte di sabato, quando la notizia aveva fatto il giro del Mondo: tutti in fila per andare in Piazza San Pietro. Sì, Papa Giovanni Paolo II, il Vicario di Roma era deceduto da poco e già i romani s’erano messi in marcia. A piedi. E in macchina. Un serpentone sul Lungotevere per raggiungere Piazza San Pietro. Il traffico in tilt, nemmeno un parcheggio, vigili e forze dell’ordine sopraffatti da una prima ondata di persone pronta a rendere omaggio al Papa.

Ma in questo caos improvviso, nemmeno un clacson, una parolaccia. Ore per fare un paio di chilometri nei dintorni di Piazza San Pietro, ed un silenzio che questa città ti regala solo all’alba dei giorni di festa, o in qualche assolatissima controra di Ferragosto. Prosaicamente, lo si potrebbe definire già un piccolo miracolo. Da quelle 21 e 37 di sabato 2 aprile, Roma è cambiata. Dai detenuti di Regina Coeli – loro solo a parole, ma con il cuore - al simbolo laico della città, Francesco Totti, tutti, ma proprio tutti, hanno fatto un passo indietro nel proprio ego, ed uno avanti, verso quella Piazza, quella Basilica dove il corpo composto del pontefice attendeva una fiumana di fedeli e non, mai vista. Sì, Roma capitale, da sempre disincantata e pronta a tutto, capace di digerire le visite dei grandi capi di Stato, il Giubileo, gli eserciti dei Papaboys, tifosi, Olimpiadi, Mondiali, manifestazioni politiche attentati, rapimenti e scioperi, una cosa del genere non l’aveva mai vista, non l’aveva mai vissuta. Impressionante. E non solo grazie alle immagini di tutte le tv del Mondo.

Per capire fino in fondo questa epocale novità occorre essere qui. Provare ad attraversare questa città vagamente assolata, che impazzisce senza urlare, che si mette in fila, che guarda al blocco stradale dei vigili senza imprecare; che vede gli alimentari di Borgo e di Prati, due dei quartieri limitrofi al Vaticano, finire pane e bottiglie d’acqua. Che capisce come, fino a venerdì notte, tutto sarà diverso, modificato, inusuale. Certo, Giovanni Paolo II patrimonio del mondo cattolico. Ma anche di Roma e dei romani. Che dall’autunno del ’78 impararono a conoscerlo da vicino nelle sue molteplici visite alle parrocchie di questa città. E adesso, tra spagnoli e polacchi, filippini e giovani africani, pellegrini, curiosi, turisti per caso, sono proprio i romani a rendere omaggio al Santo Padre. Non solo ingrossando
Marco Cherubini
