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6/4/2005

Conclave: curiosità e aneddoti

Tutto quello che è successo in passato

Il Conclave per l'elezione del prossimo Papa è stato convocato per il 18 aprile. E già i riflettori di tutto il mondo sono puntati su Roma. L'attesa è grande e tutti si chiedono non solo chi sarà il nuovo Pontefice, ma anche quali altre sorprese riserverà il Conclave. In passato, infatti, durante le elezioni del Papa ne sono successe di tutti i colori. Ecco gli aneddoti più curiosi.

Quando i cardinali furono murati vivi
Quello che accadde a Viterbo nel 1271 è di sicuro uno degli episodi più curiosi della storia della Chiesa. E non solo perché fu proprio allora che venne "coniato" il termine conclave (dal latino "sottochiave"). Viterbo era in quel periodo il capoluogo storico, amministrativo ed economico dell'Alto Lazio. Qui nel 1268 si riunirono i 18 cardinali che dovevano eleggere il successore di Papa Clemente IV. A causa delle pesanti pressioni esterne, i porporati decisero di chiudersi dentro il Palazzo Papale sotto la protezione delle autorità della città. Solo che non si decidevano a nominare il nuovo Pontefice. Così, dopo 33 mesi di attesa, i cittadini costrinsero il capitano del Popolo, Raniero Gatti, a chiudere il portone "cum clave" e a ridurre il vitto ai cardinali. Non contenti, eressero un muro davanti al portone. Cosicché i porporati, ritrovatisi chiusi in una stanza, per poter respirare e per poter annunciare al mondo il nome del nuovo Pontefice, Gregorio X, furono costretti a... scoperchiare il tetto.

La strana elezione di Celestino V
Stranissime anche le circostanze che portarono all'elezione di Celestino V, dopo la morte di papa Niccolò IV, nel 1292. Si dice che nel conclave tenutosi a Perugia, gli undici elettori non riuscivano ad accordarsi, divisi tra due porporati: Colonna e Orsini. Dopo due anni di temporeggiamenti, il cardinale Benedetto Gaetani dichiarò di aver ricevuto una lettera da un santo eremita, Pietro da Morrone, che abitava in una caverna in Abruzzo, e propose di nominare Papa un vero santo. Una comitiva di cardinali si recò in Abruzzo e conferì il papato all'eremita, che prese nome Celestino V. Solo che questi, non solo stabilì la sua sede a Napoli per stare lontano dalla licenziosa Roma, ma non parlava il latino e non s'intendeva di politica, quando doveva spostarsi preferiva farlo a piedi o su un mulo e donava tutto ai poveri. I cardinali, resisi conto di aver commesso un errore, si sarebbero rivolti al Gaetani che, dopo aver fatto un buco nella cella del Papa, iniziò ogni notte a tormentarlo dicendogli: "Celestino, Celestino, lascia il tuo incarico...". Fu quello che accadde. Subito dopo Gaetani divenne Pontefice e Celestino V passò alla storia come "Colui che oppose il gran rifiuto".

Il Conclave più tempestoso
E' stato sicuramente quello del 1378, da cui uscì Papa Urbano VI. Solo che, delusi dal suo rigore riformatore e sempre più antifrancese, i cardinali pochi mesi più tardi dichiararono invalida l'elezione per mancanza di libertà della votazione e, radunatisi a Fondi, elessero Clemente VII, facendo scoppiare il grande scisma d'Occidente, che durò quasi 40 anni. Solo grazie al Concilio di Costanza, da cui uscì eletto Martino V, nel 1417, la Chiesa si riunì sotto un unico Papa.

Il Conclave più contestato
Non sempre l'annuncio dell'avvenuta elezione di un Papa è stata accolto con applausi dai fedeli. Nel 1521, per esempio, accadde tutto il contrario. Complici i versi satirici di Pasquino (Pietro l'Aretino), che accusò i cardinali di tardare a nominare il nuovo Pontefice perché troppo presi dalle donne, dal cibo, dai beni materiali e da considerazioni di carattere politico. Invettive che colpirono non poco la popolazione. Così, quando la fumata bianca annunciò l'elezione di un papa straniero, Adriaan Florenz, col nome di Adriano VI, vi fu una violenta contestazione popolare e i cardinali, all'uscita dal conclave, furono accolti a suon di fischi e sassi.

Peccati di gola...
Nell'elezione di un Papa conta molto anche il cibo. Un esempio? Nel 1549 un cuoco, Bartolomeo Scappi, che era al servizio del cardinale Carpi e che era famosissimo per la bravura nel cucinare,  fu accusato di aver prolungato il Conclave perché cucinava troppo bene. Nel 1823, invece, proprio la gola avrebbe fatto perdere un'elezione: quella del cardinale Sala. Sembra che i porporati ormai d'accordo sul suo nome, abbiano deciso di non nominarlo più dopo averlo visto bere una tazza di cioccolata calda in un giorno di penitenza.

I cardinali ricattati dai banditi
Nei secoli passati per influenzare le decisioni dei cardinali ne sono state fatte di tutti i colori. Nell'autunno del 1590, per esempio, si diffuse la voce che alcune centinaia di banditi al servizio degli spagnoli stavano per invadere Roma, per costringere i porporati, riuniti in Conclave, a eleggere un Papa spagnolo. Era un periodo di carestia e gli spagnoli approfittarono della circostanza per offrire protezione ai cardinali, oltre che approvvigionamenti, in cambio dell'elezione del proprio candidato, Gregorio XIV.

Il Conclave invaso dalle api
Verità o fantasia? Si narra che nel 1623 il Conclave fu invaso da uno sciame di api, che si posò sulla camera del cardinale Barberini, sul cui stemma di famiglia comparivano tre api. Gli insetti avrebbero formato sul muro proprio l'immagine del triregno papale. L'accaduto avrebbe influenzato non poco la decisione dei porporati e, forse, non sarebbe stato affatto un caso l'elezione, due giorni dopo, del cardinale con il nome di Urbano VIII.

La congiura polacca
Sul conclave del 1903, da cui uscì papa Pio X, si sono dette negli anni tante cose, leggende e verità. La leggenda è che qualcuno abbia tentato di avvelenare i cardinali propinandogli a pranzo funghi velenosi. La verità è stata scritta dallo stesso Giovanni Paolo II, che in "Alzatevi, andiamo!" cita due volte Puzyna, arcivescovo di Cracovia dal 1895 al 1911, e quella che è passata alla storia come la "congiura polacca". In cosa è consistita? Sembra che durante il conclave si volesse eleggere il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato di Leone XIII, ma Puzyna avrebbe opposto il veto, su mandato dell'imperatore Francesco Giuseppe. Non a caso, infatti, avrebbe letto il Diktat imperiale in tedesco. I cardinali, indignati, si piegarono. Il motivo del veto? Da un lato l'orientamento filofrancese del cardinale Rampolla, dall'altro una "congiura polacca ad opera di ambienti vicini al cardinale Puzyna", che mal tolleravano la politica di Rampolla, giudicata favorevole agli interessi della Russia zarista e quindi "disastrosa" per la chiesa di Polonia.

Gli abiti dei Papi
Di solito l'abito che dovrà indossare il nuovo Pontefice viene confezionato in anticipo e in varie misure, in modo da essere pronti a qualsiasi tipo di corporatura. In alcuni casi, però, la vestizione del Papa è diventata problematica, perché l'abito non era della misura giusta: Giovanni XXIII fu costretto a indossare un abito troppo stretto, Pio XII troppo grande.

Tamara Ferrari

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