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2/4/2005

I mea culpa del Papa e il Giubileo

Il coraggio di chiedere scusa

Il grande Giubileo del duemila ha rappresentato un importante traguardo sia per la Chiesa sia per Giovanni Paolo II che ha traghettato nel nuovo millennio un miliardo di cattolici. Il 12 marzo dell'Anno Santo ha chiesto perdono per gli sbagli commessi nei secoli: dallo schiavismo alle crociate, dalla passività di fronte all'Olocausto al trattamento delle donne, le persecuzioni di dissidenti, i peccati contro i poveri, gli ultimi, le etnie deboli.

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Prima di compiere questo passo il Papa aveva chiesto un parere non vincolante al collegio cardinalizio sull'opportunità o meno di un mea culpa su capitoli dolorosi e controversi come le crociate, l'inquisizione, le persecuzioni contro gli ugonotti, l'antisemitismo strisciante che ha portato alla costituzione dei ghetti, lo schiavismo. Non tutti i cardinali accolsero con entusiasmo la novità.

Giovanni Paolo II era convinto che la Chiesa se voleva entrare nel futuro guardando avanti doveva sbarazzarsi dei fardelli del passato. Così scelse ugualmente la linea della richiesta di perdono che si realizzò in una cerimonia solenne nella basilica vaticana il 12 marzo 2000. Per Wojtyla il passaggio di millennio doveva segnare un grande esame di coscienza collettivo sia per ringraziare Dio per il bene compiuto nella Chiesa sia per implorare perdono per le contro testimonianze dei suoi figli. In particolare, scriveva, "un capitolo doloroso sul quale i figli della Chiesa non possono non tornare con animo aperto al pentimento è costituito dall'acquiescenza manifestata, specie in alcuni secoli, a metodi di intolleranza e perfino di violenza nel servizio della verità".

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Ad eccezione di Adriano VI nessun Pontefice aveva pensato di pronunciare richieste di perdono. Fare i conti con la propria storia oltre a non essere una impresa facile è stato per Wojtyla anche un esercizio di umiltà.

L'idea, che sarebbe confluita nel solenne "mea culpa" per i peccati della Chiesa pronunciato in San Pietro durante il giubileo del Duemila, e' presente gia' dai primi anni del suo lungo pontificato: nell'80 partecipando a un incontro con rappresentanti di altre chiese Giovanni Paolo II ricorda con contrizione le "colpe degli uomini che ci hanno portato all'infelice divisione dei cristiani"; nell'85 in Africa chiede perdono per lo schiavismo che distrusse la vita di decine di migliaia di persone, praticato da nazioni cristiane e favorito da cristiani; nel '91, con frasi che gli guadagnarono l'affetto di molti ebrei, chiede senza mezzi termini "perdono per la passivita' di fronte alle persecuzioni e all'Olocausto degli ebrei".

Nel '92 in America latina fa un mea culpa per le sofferenze enormi arrecate a quel continente dalla colonizzazione; nel '95, con una memorabile Lettera alle donne, condanna il fatto che anche la Chiesa sia "purtroppo erede di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna. Se in questo non sono mancate - scrive - specie in determinati contesti, responsabilita' oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente".

Giovanni Paolo II la persegue con determinazione, fino a quel 12 marzo del Duemila in San Pietro, quando con una liturgia suggestiva a nome di tutta la Chiesa chiede perdono per sei categorie di peccati che hanno coinvolto anche uomini di Chiesa e la Chiesa stessa, che "e' santa, ma formata di peccatori".

Le sei categorie sono i peccati commessi nel "servizio della verita"', tra cui intolleranza e violenza contro i dissidenti, guerre di religione, violenze e soprusi nelle crociate, i metodi coattivi nell'Inquisizione; i peccati che hanno compromesso l'unita' dei cristiani, tra cui scomuniche, persecuzioni religiose, scismi; peccati commessi nell'ambito dei rapporti con gli ebrei, tra cui disprezzo, atti di ostilita', silenzi e i pregiudizi antiebraici che favorirono l'Olocausto; peccati contro la pace, i diritti dei popoli, il rispetto delle altre culture, tra cui lo schiavismo e la colonizzazione; peccati contro le donne, le razze, le etnie; peccati contro la giustizia sociale, gli ultimi, i poveri.

Anche dopo il giubileo sono continuate le richieste di perdono e di riconciliazione da parte di Wojtyla: tra gli ultimi episodi, il 22 giugno del 2003 a Banja Luka, il mea culpa pronunciato da Papa per i crimini commessi da cattolici ed ecclesiastici durante gli scontri etnici in Bosnia Erzegovina.

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