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14/3/2005

Unabomber, pronto un identikit

Pm:"Molti indizi, ma nessun sospetto"

I carabinieri hanno l'identikit di Unabomber, e su questo ritratto (quello di un uomo visto aggirarsi a Motta di Livenza con "fare sospetto") stanno lavorando gli investigatori, che hanno stilato una lista di oltre 240 persone tra le quali si potrebbe nascondere il bombarolo del Triveneto. Il pm però precisa: nessun vero sospetto. E invita alla prudenza: "Potrebbe aver lasciato altri ordigni".

Il procuratore capo di Venezia, Vittorio Borraccetti ha  infatti precisato: "Non c'è nessun sospettato". Su eventuali identikit di persone notate sul luogo dell'attentato, Borraccetti ha osservato che "naturalmente si sta lavorando, su tutti gli indizi. Ma al momento - ha concluso - non ci sono sospettati".

Intanto dalle analisi tecniche si è saputo che la candela elettrica che è esplosa ferendo una bimba di 6 anni è stata confezionata con la nitroglicerina. Il dato emergerebbe dai risultati degli accertamenti svolti sul luogo dello scoppio. A Motta di Livenza sono intervenuti anche i carabinieri dei Ris di Parma. Ma quel che più conta è che potrebbe avere fatto un passo falso scegliendo di colpire nuovamente a Motta di Livenza (Treviso). Lo sperano gli inquirenti che stanno lavorando sul folle bombarolo che da dieci anni sta destabilizzando la tranquillità dei comuni del Friuli e del Veneto.

Il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, dice che "quando uno entra in un paese piccolo, in una chiesa poco frequentata e soprattutto non è del luogo probabilmente può essere notato. In un paese questo lo si nota subito. Si stanno facendo degli accertamenti. Se - azzarda Fortuna - siamo fortunati possiamo fare passi in avanti".

Così si stanno prendendo in esame tutte le segnalazioni fatte dai cittadini di Motta di Livenza, anche le più banali, e si stanno rivedendo le testimonianze delle 24 persone presenti al momento dell'esplosione in chiesa. Intanto gli investigatori della squadra interforze anti-unabomber stanno facendo alcune perquisizioni passando al setaccio le persone sospettate. Gli investigatori comunque sono certi che il bombarolo sia in qualche modo legato ai luoghi che viola con le sue trappole esplosive. Sono molti i dati che lo confermano. Inoltre il Duomo "non è la chiesa più frequentata di Motta, non ha telecamere né banche vicino attrezzate con videoregistrazioni, ma ha il candeliere più gettonato dai fedeli: quindi conosce bene il posto o ha fatto dei sopralluoghi".

A Motta di Livenza i riflettori sono puntati anche sul 2 novembre 2001, quando il bombarolo utilizzò come trappola un lumino, ferendo gravemente una 63enne che perse due dita e un occhio. Ma un altro lumino era esploso qualche giorno prima, peraltro senza fare vittime. Qualche anno prima esplose invece il manubrio di una bicicletta, anche in questo caso senza provocare vittime. Entrambi gli episodi sono annoverati tra i casi attribuiti anche se non c'è una prova certa.

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