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14/3/2005

Unabomber, il pm accusa una fiction

"Ha colpito perché ne è gratificato"

Da 12 anni cercano di prenderlo, inutilmente. Le Procure del Nord-Est le hanno provate tutte per mettere fine alla "carriera" di Unabomber. E ora, dopo 12 anni di fallimenti investigativi, il pm veneziano Luca Marini punta il dito contro "Ris", la fiction di Canale5: "Colpa dello sceneggiato se ha colpito ancora". Ma il produttore del film risponde: "Noi raccontiamo solo la realtà".

Un carabiniere del Ris al lavoro

"Il fatto che abbia agito ora - spiega il magistrato, titolare della tranche veneta dell'inchiesta sul bombarolo - è frutto di questo eccesso di sovraesposizione mediatica dall'episodio di Treviso in poi, con la concomitanza di uno sceneggiato altamente inopportuno. Inopportuno non per il Ris, che lavora con grande professionalità, ma per chi ha avuto in mente di inserire nel copione una sorta di fil-rouge facilmente riconducibile alla figura di Unabomber, e che non ha fatto altro che gratificarlo e a indurlo a colpire di nuovo".

Per il pubblico ministero era prevedibile un nuovo attentato, perché "sceneggiati riproduttivi ed esaltatori dell'attività criminale di questo soggetto non potevano che gratificarlo. Perché questo criminale si autogratifica della sovraesposizione mediatica che si dà alle sue gesta".

L'episodio al quale Marini fa riferimento è quello in cui un parroco perde una mano proprio a causa dell'esplosione di una candela-bomba in chiesa: praticamente, la stessa scena vissuta domenica dalla piccola Greta nel duomo di Motta di Livenza. Un'analogia che, secondo il pm, non è assolutamente casuale: Unabomber, "gratificato" dall'essere stato citato nella fiction, avrebbe deciso di colpire nello stesso modo.

Per quanto riguarda invece le indagini, ancora è buio totale: Marini ha spiegato che sono stati sequestrati "tutti i reperti di interesse, che verranno analizzati dal Ris di Padova", mentre il gruppo investigativo che si occupa del caso deve osservare "metodologie che partono da lontano, identificando una griglia di soggetti potenzialmente responsabili per capacità tecniche, metodologie scientifiche, profilo psicologico e collocazione ambientale". Ma dopo dodici anni di indagini, ancora non c'è un sospetto unico: la rosa "è molto più ampia delle sei persone" alle quali sembrava si fosse ristretto il campo. Addirittura, spiega il pm, le persone nel mirino sono 240, e dopo gli accertamenti compiuti in seguito all'attentato a Motta 3 sono uscite dalla lista.

In conclusione, per il pm veneziano, l'individuazione di Unabomber "è estremamente difficoltosa perché, da terrorista, non agisce per finalità politiche, ma per il gusto di terrorizzare la gente e di vedere esaltate le sue gesta nell'opinione pubblica". E non avendo mai rivendicato le sue bombe, "non commette nessuna di quelle azioni tipiche in base a cui prima o poi si riesce a identificare un suo modo di comunicare".

Il produttore: "Accuse ingiuste"
"Rifiuto nella maniera più assoluta qualsiasi responsabilità. Noi raccontiamo una realtà. Non ce la siamo inventata. Non abbiamo ispirato un pazzo con la nostra fiction. Il pazzo stava già lì". Così Pietro Valsecchi, inventore e produttore del format tv "Ris-Delitti perfetti", risponde alle accuse mosse dal pm veneziano. "Di sicuro - continua Valsecchi - i miei sceneggiatori ed io rifletteremo, ci interrogheremo, ci riuniremo per parlarne. Magari ci confronteremo anche con uno psichiatra per capire se davvero "Ris" possa avere spinto Unabomber ad agire. Ma credo che quando ci si attacca ad una fiction è perché non si vede l'orizzonte". "Lo ripeto -conclude il produttore - non abbiamo inventato noi il mostro: il mostro esiste da undici anni. Questa persona è feroce e pericolosa".

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