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29/1/2005

Madre in coma, il caso al Tribunale

I medici: "Adesso decidano i giudici"

Alla fine sarà il Tribunale a decidere sul caso della donna in coma che porta in grembo un feto ancora vivo. I medici dell'ospedale San Martino di Genova hanno deciso di chiedere ai giudici una deroga alla legge, in modo da poter tenere ancora in vita la donna con i macchinari fino a quando il bimbo non nascerà. Il marito della paziente, cui il comitato bioetico aveva chiesto di decidere sul da farsi, infatti, insiste affinché la gravidanza vada avanti.

La materia sulla quale dovranno decidere i giudici è complessa, poiché se da un lato esiste un vuoto normativo che non permetterebbe di tenere ancora accesi i macchinari per una paziente in coma irreversibile e dall'altro i paletti della legge sull'aborto non riconoscono la nascita indotta del bimbo prima della ventiquattresima settimana, è anche vero che il padre del bambino, che era l'unico a poter decidere sul da farsi, ha chiesto di non praticare l'aborto terapeutico.

"Di fronte a una persona clinicamente morta - spiega un addetto alla sala di rianimazione dell'ospedale genovese - siamo obbligati a convocare l'apposita commissione che dichiara il decesso legale e quindi ci impone di staccare i macchinari. Per comportarci diversamente abbiamo bisogno di una deroga". Da qui la decisione di rivolgersi al Tribunale.

Intanto, la famiglia della 36enne biellese in coma ha chiesto che sul caso scenda il silenzio e ha annunciato provvedimenti penali per violazione della privacy. Due avvocati ingaggiati dal marito e dal fratello della donna hanno diffidato i medici dal rilasciare ancora dichiarazioni alla stampa.

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