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6/5/2006

Unabomber: un giallo lungo 12 anni

Dal '93 a oggi una ventina di attentati

Prima dello scoppio di Venezia, l'ultima "apparizione" di Unabomber era stata a Treviso il 26 gennaio 2005, quando un giovane studente prese a calci un ovetto di plastica che gli scoppiò davanti. Per fortuna nessun danno. Ma in precedenza gli attentati del bombarolo hanno avuto davvero conseguenze disastrose. Un esempio? Il caso della bambina di otto anni che, dopo aver raccolto un pennarello colorato apparentemente abbandonato sul greto del Piave, ha perso quasi completamente l'uso di un occhio.

Era il 25 aprile 2003 quando la piccola Francesca rimase ferita. Da allora Unabomber non si fece più vivo per quasi due anni. Le conseguenze di quell'esplosione, però, erano state devastanti: la bimba, che al momento del fatto era con la famiglia in gita sul fiume dove stava giocando con alcuni amichetti, fu investita in pieno dall'esplosione del pennarello-bomba e rimase ferita a un occhio e a una mano. Da quel momento per lei è iniziato un calvario: interventi chirurgici, l'aiuto di psicologi per aiutarla a superare il trauma. Ora Francesca sta bene. Grazie all'interessamento di enti, associazioni, amici e conoscenti che le hanno permesso di prendere contatto con i migliori specialisti del settore è stata operata ad Anversa e ha recuperato la vista dell'occhio offeso in modo minimo.

Ma le vittime di Unabomber sono molte di più. Il numero delle sue imprese non è ufficiale, ma sono almeno una ventina i casi su cui stanno lavorando diverse procure, coordinate tra loro, tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Tutti gli ordigni più recenti elaborati da Unabomber sono nelle mani dei carabinieri del Ris di Parma. Ecco la cronologia dei principali attentati riconducibili a Unabomber:

1993: a Pordenone la prima esplosione, nei pressi della questura. Un episodio misterioso che non provoca feriti.

21 agosto 1994: esplode un cilindro metallico (contenitore che tornerà anche in seguito) tra la folla della coloratissima Sagra dei Osei di Sacile (Pordenone). Nel contenitore innescato c'erano pallini di ferro e polvere da sparo. Bilancio: tre feriti lievi.

17 dicembre 1994: un cilindro metallico esplode davanti alla Standa di Pordenone, il giorno dopo altra eplosione davanti alla chiesa di Aviano (Pordenone). Nessun ferito.

15 marzo 1995: ad Azzano Decimo (Pordenone) esplode un altro famigerato tubo-bomba poco prima della sfilata dei carri mascherati. Non ci sono feriti.

4 agosto 1996: un tubo bomba scoppia con fragore sulla spiaggia affollata colpendo in pieno un turista di Domodossola che viene ricoverato all'ospedale. Giorni dopo viene trovato un altro cilindro pronto ad esplodere sulla spiaggia di Bibione (Venezia).

6 luglio 2000: è uno degli attentati più gravi. Un esplosione sulla spiaggia di Lignano (Udine) investe in pieno e lo ferisce gravemente un carabiniere in pensione di Bologna.

31 ottobre 2000: comincia la serie degli attentati nei supermercati. In una confezione di uova epsosta tra i banchi del "Continente" di Portogruaro (Venezia), un cliente nota delle irregolarità, chiama i carabinieri che scoprono un ordigno in miniatura.

7 novembre 2000: sempre al supermercato "Continente" un tubetto di pomodoro appena comprato da Nadia Ros, 37 anni di Cordignano (Pordenone), esplode e ferisce la donna. Il 18 novembre un tubetto di maionese sospetto viene sequestrato sempre al "Continente" ma non esplode.

2 novembre 2001: ecco un altro degli attentati più gravi di Unabomber. Annita Buosi, 63 anni, è nel cimitero di Motta di Livenza (Treviso) quando un lumino le scoppia in faccia causandole lesioni gravi agli occhi e a una mano.

23 luglio 2002: una casalinga compra un barattolo di Nutella alla Standa di Porcia (Pordenone). Il barattolo le esplode in casa, ma senza conseguenze. L'attenzione di Unabomber sembra spostarsi sui bambini.

24 dicembre 2002: è in corso la messa di mezzanotte nel duomo di Cordenons (Pordenone), quando scoppia un rudimentale ordigno sistemato sopra un confessionale. Nessun ferito ma tantissima paura.

25 marzo 2003: attentato nel tribunale di Pordenone, un ordigno minuscolo scoppia nello sciacquone di un bagno. Un episodio piccolo che non provoca feriti ma che testimonia la volontà di Unabomber di voler sfidare apertamente le istituzioni e le forze dell'ordine. Esattamente un mese dopo, l'attentato sul greto del Piave che colpisce una bimba innocente.

Nel frattempo per Unabomber sono in azione diverse procure, tra cui Venezia, Udine e Treviso. Si stabilisce di coordinare le indagini anche se le competenze restano alle singole procure. Su Unabomber è in azione un pool di investigatori coordinati dalla questura di Venezia, sono al lavoro anche gli specialisti del Ris di Parma. Inutili fino a questo momento i tentativi di dare un volto e un nome all'attentatore. Alcune persone, tra cui un professore friulano, sono state oggetto di indagini, ma senza esito. Ora l'incubo torna e torna anche il mistero.

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