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10/1/2005

Norme antifumo: domande e risposte

I quesiti più frequenti ai tanti dubbi

Ecco le domande più frequenti sulla nuova normativa e le risposte a tutti i dubbi (Fonte Ministero della Salute).

PRINCIPI GENERALI
1) Che cosa comporta l’applicazione della nuova legislazione in materia di fumo nei locali chiusi?
L’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 “Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione” s’intitola: Tutela della salute dei non fumatori e definisce le misure che servono ad eliminare l’esposizione al fumo passivo nei luoghi di lavoro e locali pubblici chiusi. La legge ha esteso il divieto di fumo a tutti i locali chiusi, pubblici e privati, quindi anche a studi professionali, uffici privati, bar, ristoranti ed altri esercizi commerciali, stabilendo il principio che non fumare, nei locali chiusi, è la regola. Fumare, nei locali chiusi, è l’eccezione: oltre che nelle residenze private, si può fumare unicamente in locali riservati ai fumatori. Questi ultimi devono essere dotati di impianti, per la ventilazione ed il ricambio di aria, regolarmente funzionanti, aventi le caratteristiche tecniche fissate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003.

2) Perché il Ministro ha introdotto queste misure restrittive?
Il fumo di tabacco è la più importante causa di morte prematura, è prevenibile e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale. Il Ministero della Salute stima che in Italia avvengano ogni anno più di 80.000 decessi attribuibili al fumo.
Al fumo passivo sono attribuibili, nei lattanti, decessi per morte improvvisa, malattie respiratorie acute; nei bambini: asma bronchiale, sintomi respiratori cronici ed otite acuta; negli adulti: tumore polmonare, infarto del miocardio ed ictus cerebrale. La prevenzione dei gravi danni alla salute derivanti dall’esposizione attiva e passiva al fumo di tabacco costituisce un obiettivo prioritario della politica sanitaria del nostro Paese e dell’Unione Europea.

3) Questa legge è contro i fumatori? Quali sono i diritti dei fumatori?
La legge non è contro i fumatori, ma contro il fumo che rappresenta il principale inquinante dell'aria negli ambienti chiusi ed è cancerogeno per l’uomo. La legge intende tutelare la salute dei non fumatori, non mira a far smettere di fumare: i fumatori sono tenuti a dilazionare il loro desiderio e fumare all’aperto oppure in locali idonei.

4) E’ vero che in Italia, quasi tutti gli adulti fumano?
Secondo l’ISTAT (Indagine multiscopo sulle famiglie, Aspetti della vita quotidiana), nel 2003, in Italia, le persone che hanno dichiarato di fumare erano, il 24% della popolazione, sopra i 14 anni. L’abitudine al fumo è più frequente tra gli uomini (31%) rispetto alle donne (17%). L’abitudine è più frequente tra i giovani e gli adulti, con un massimo tra gli uomini dai 25 ai 34 anni (39%) e le donne dai 35 ai 44 anni (25%). La prevalenza dei fumatori è progressivamente in calo dagli ultimi venti anni.

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DOVE SI APPLICA IL DIVIETO
5) Dove si applica questo divieto?
Il divieto di fumo trova applicazione in tutti i locali chiusi, pubblici e privati, escluso le residenze private e i locali idonei per i fumatori. Questo vale, tra gli altri, per: scuole, ospedali, uffici della Pubblica Amministrazione, autoveicoli di proprietà dello Stato, di Enti pubblici e di privati concessionari di pubblici servizi per il trasporto collettivo di persone, taxi, metropolitane, treni, sale di attesa di aeroporti, stazioni ferroviarie, autofilotranviarie e portuali-marittime, biblioteche, sale di lettura, musei, pinacoteche, bar, ristoranti, circoli privati, discoteche, palestre, sale corse, sale gioco, sale video game, sale Bingo, i cinema multisala, i teatri. Il divieto di fumare si applica anche negli studi professionali e negli uffici aperti unicamente ad utenza interna, come, tipicamente, alcuni uffici bancari o l’ufficio di ragioneria di un’azienda.

6) E’ vietato fumare negli spazi comuni dei condomini?
Il divieto si applica in tutti gli spazi comuni chiusi, come le scale, l’ascensore ecc. Solo le private abitazioni ed i luoghi all’aperto sono esenti dal divieto.

7) I centri commerciali sono compresi?
Sì, il divieto trova applicazione anche nei centri commerciali, tranne che negli spazi all’aperto e in aree e locali idonei per i fumatori.

8) Si potrà fumare nei concerti all’aria aperta, per strada?
Il divieto di fumare si applica in tutti i locali chiusi. Pertanto si potrà fumare in tutti i luoghi all’aria aperta, compreso i tipici concerti all’aria aperta frequentati da amanti della musica.

9) Si può fumare sui balconi?
Si può fumare in tutti i luoghi all’aria aperta, compreso i balconi. Tuttavia, da tali spazi il fumo si diffonde facilmente anche all’interno dei locali in cui vige il divieto. Nei luoghi di lavoro, inoltre, motivi di sicurezza fanno ritenere preferibile consentire ai dipendenti di recarsi all’esterno dell’edificio, durante pause di lavoro concordate, per fumare, oppure in locali per fumatori, dotati di adeguati sistemi di ventilazione.

COME SI APPLICA LA LEGGE:OBBLIGHI E SANZIONI
10) Cosa posso fare se in un locale dove è previsto il divieto questo non viene rispettato?
Può rivolgersi all’addetto alla vigilanza (il cui nome deve essere indicato sul cartello di divieto) e chiedere il suo intervento. In caso di mancato intervento, di assenza della persona di riferimento si può chiedere l’intervento della polizia amministrativa locale (es. Vigili urbani) o di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria (es. polizia, carabinieri, guardia di finanza, funzionario dei Dipartimenti di prevenzione delle ASL) o delle guardie giurate della struttura adibite all’incarico.

11) Quali sono gli obblighi dei conduttori dei locali privati?
I conduttori dei locali privati (gestori, proprietari, direttori di struttura, ecc.) non sono tenuti solo ad informare la clientela, mediante i cartelli di divieto di fumo, ma anche ad attuare interventi attivi di dissuasione nei confronti dei trasgressori. Infatti, i conduttori, come prevede l’articolo 2 della legge n 584/1975 tuttora vigente: “…curano l’osservanza del divieto…”. Il conduttore quindi non si limita ad apporre il cartello regolamentare e, se gli avventori non rispettano il divieto di fumo, evitano di preoccuparsene lasciando che l’aria all’interno del locale diventi irrespirabile. In questo caso, sarebbe soggetto a misure sanzionatorie, comprese tra un minimo di 200 e un massimo di 2000 euro, previste dall’articolo 52, comma 20, della legge 448 del 28 dicembre 2001. Il conduttore deve attenersi alla seguente norma riportata dall’articolo 4, lettera c) della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 1995: “Per i locali condotti da soggetti privati, il responsabile della struttura, ovvero dipendente o collaboratore da lui incaricato, richiamerà i trasgressori all’osservanza del divieto …”. Nel caso le persone che fumano, richiamate al rispetto del divieto, continuano a fumare il conduttore farà in modo di segnalare l’infrazione ai pubblici ufficiali. Se il conduttore tralascia di garantire la qualità dell’aria che si respira nel locale, consentendo alla clientela di fumare ed omettendo di segnalarlo, il Questore può sospendere, per un periodo da tre giorni a tre mesi, o revocare la licenza di esercizio del locale (art. 5 della legge n. 584/1975).

12) Chi applica le sanzioni nei locali privati?
Nei locali privati, in cui vige il divieto, il conduttore è tenuto ad avvertire chi fuma chiedendo di smettere e, se questi non smette, segnalare al personale dei Corpi di polizia amministrativa locale, al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Locale o a guardie giurate espressamente adibite a tale servizio. Quindi l’accertamento, la contestazione e la verbalizzazione delle trasgressioni al divieto di fumo sono compito di soggetti pubblici ai quali l’infrazione è segnalata dal conduttore o da privati cittadini. Le sanzioni possono essere anche elevate da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, di propria iniziativa o nell’ambito dei servizi di cui sono incaricati.

13) Chi fa le sanzioni nelle strutture pubbliche?
Nell’ambito delle strutture amministrative e di servizio di pubbliche amministrazioni, di aziende e di agenzie pubbliche, i dirigenti preposti individuano con atto formale i soggetti a cui spetta vigilare sull’osservanza del divieto, accertare e contestare le infrazioni. Qualora non vi abbiano provveduto, spetta ad essi stessi esercitare tale attività di vigilanza, di accertamento e di contestazione. Tuttavia, anche nelle strutture pubbliche le sanzioni possono essere elevate dal personale dei Corpi di polizia amministrativa locale, guardie giurate espressamente adibite a tale servizio, oppure da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, di propria iniziativa o nell’ambito dei servizi di cui sono incaricati.

14) Come si paga la sanzione?
Come per le infrazioni al codice della strada, le modalità di pagamento dipendono dall’organo che eleva la sanzione. Nel caso di infrazione al divieto di fumare inflitte da organi statali (Polizia di Stato, Carabinieri, Dirigenti o incaricati della Pubblica Amministrazione ecc.) il pagamento delle sanzioni amministrative è effettuato: In banca o presso gli uffici postali, utilizzando il modello F23, codice tributo 131 T, e indicando la causale del versamento (Infrazione al divieto di fumo) ed il codice ufficio; Direttamente presso la tesoreria provinciale competente per territorio; presso gli uffici postali tramite bollettino di cono corrente postale intestato alla Tesoreria provinciale competente per territorio, indicando la causale del versamento (Infrazione al divieto di fumo). Nel caso la sanzione sia elevata da vigili urbani, personale del Dipartimento di Prevenzione della Azienda Sanitaria o altri organi non statali, le modalità di pagamento sono disciplinate dalla Regione.

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