Arrestato "il re delle evasioni"
Leitner e Radosta presi in Marocco
Sono stati arrestati l'altoatesino Max Leitner, conosciuto come il "re delle evasioni", e il siciliano Emanuele Radosta, figlio di un presunto boss: i due erano evasi dal carcere di Bergamo il 15 ottobre corrompendo un secondino. I fuggiaschi sono stati catturati mercoledì sera a Rabat, capitale del Marocco, in un'operazione congiunta delle forze dell'ordine locali e degli inquirenti altoatesini: entrambi erano in possesso di passaporti falsi.

Leitner e Radosta erano fuggiti, aiutati da un agente di polizia penitenziaria, lasciando nei loro letti due fantocci. Il secondino, dopo aver atteso che il collega si assopisse, aveva aperto la porta della cella e fornito ai due una scala di fortuna per scavalcare il muro di cinta del carcere.
L'evasione è stata scoperta solo alle 11 del mattino seguente, quando un agente, insospettito dal fatto che i due dormissero ancora, ha controllato e ha trovato i fantocci nei letti. Subito è scattato l'allarme, ma gli agenti, inizialmente, non sono nemmeno riusciti a capire come i due avessero fatto a fuggire, visto che non erano state trovate sbzarre segate o brecce nei muri. Solo in un secondo tempo si è scoperto dell'aiuto fornito ai fuggiaschi dal secondino corrotto.
Radosta, figlio di Stefano Radosta, presunto capomafia di Villafranca Sicula assassinato nel 1991, si trovava in carcere per due omicidi di mafia compiuti a Lucca Sicula, piccolo centro montano in provincia di Agrigento, e stava scontando una condanna a 58 anni di carcere. Ventotto anni gli furono inflitti per il delitto di un commerciante di arance, Calogero Tramuta, avvenuto il 27 aprile del 1996. Radosta fu condannato perché ritenuto il mandante del delitto, compiuto da un marocchino. L'altro omicidio risale al 17 dicembre 1992, quando venne eliminato Giuseppe Borsellino che, dopo l'uccisione del figlio Paolo, piccolo imprenditore, si era messo in testa di scoprire gli assassini collaborando alle indagini con i carabinieri. I Borsellino non si erano piegati alla richieste di "pizzo" avanzate dalla cosche mafiose.
Leitner, 45enne di Bressanone, è conosciuto come il "Vallanzasca altoatesino": noto per le numerose rapine che ha messo a segno, in precedenza è già evaso 3 volte. L'ultima volta, due anni fa, era stato catturato dopo una spettacolare battuta in un campo di mais a Teodone, nei pressi di Brunico, in provincia di Bolzano. Leitner deve scontare una condanna per rapina fino al 2012.
LE LETTERE AI GIORNALI
Durante la sua fuga Leitner è rimasto in contatto con i parenti e con la stampa altoatesina, facendosi vivo due volte. La prima, con una lettera aperta nella quale chiedeva al suo avvocato di presentare appello per l'ultima condanna inflittagli (sette anni per rapina) e di aprire trattative con la procura di Bolzano, facendo intendere di essere in grado di far trovare esplosivo nascosto in Alto Adige in cambio di un "trattamento di favore". In un'altra lettera, invece, ha difeso la guardia carceraria accusata di aver aiutato lui e il compagno di cella. "Il secondino - era il testo della lettera non c'entra, è soltanto un peone e per la mia fuga ci sono state protezioni dall'alto. Se fosse stato soltanto il secondino ad aiutarmi, come avrei potuto telefonare indisturbato per mesi dalla mia cella con un telefono portatile? In effetti, c'è stata una corruzione, ma a livelli molto più alti". La lettera si chiudeva con una nota sul rifugio dei due: "ci troviamo in un luogo sicuro, dove non c'è il rischio né di venire trovati, né di essere estradati".
TRADITI DA UNA TELEFONATA
E invece, ora sono entrambi finiti nuovamente in manette, traditi, a quanto pare, da una telefonata di Radosta a casa, in Sicilia. Gli investigatori, dopo aver intercettato la comunicazione, si sono messi sulle tracce dei due a Rabat e li hanno pedinati per giorni. Poi, mercoledì sera, li hanno bloccati: i due hanno tentato di salvarsi esibendo passaporti italiani falsi, ma la loro vera identità era ormai stata accertata.
