Tanzi: "Parmalat è un gruppo sano"
Interrogato, si difende e accusa Tonna
"Io sono tuttora convinto che gli attivi sono superiori ai passivi accertati. Sono convinto che il marchio Parmalat sia il migliore del mondo ed è iscritto a bilancio zero". A parlare è Calisto Tanzi, il patron di Parmalat, durante l'interrogatorio del 28 dicembre. Ai pm Ioffredi e Cavallari Tanzi racconta i rapporti della sua azienda con le banche, punta il dito contro Tonna e spiega di non saputo dell'esistenza del fondo Epicurum dai giornali.

Nell'interrogatorio, il cui verbale integrale è pubblicato dal quotidiano Libero, Tanzi inizia a parlare dei rapporti tra lui e Luciano Siligardi, "persona che io conosco dai banchi di scuola. In quel periodo (quello della quotazione in borsa di Parmalat, ndr) svolse attività professionali come commercialista della Parmalat" insieme a Enzo Costa che era "il consulente principale". Tanzi spiega però che "con Silingardi i rapporti cessarono quando divenne presidente della Cassa di Risparmio" di Parma, che "è sempre stata una delle banche principali alla quale la Parmalat si era rivolta per i finanziamenti".
Quando Silingardi lasciò la presidenza della Cassa di Risparmio per via della riforma delle fondazioni bancarie non potendo essere anche presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio, Tanzi spiega che "gli proposi di entrare nel consiglio di amministrazione di Parmalat". Quanto a Franco Gorreri, prosegue il patron di Parmalat, "lavora all'interno di parmalat come dirigente ormai da parecchi anni, ed è il presidente della Banca Monte. Altro consigliere di amministrazione di Parmalat Finanziaria Spa, Enrico Barachini, è vicepresidente della Cassa del Tirreno, attualmente fusa con il gruppo Banca Popolare di Lodi. In passato so che il consigliere di amministrazione di Parmalat Finanziaria Paolo Sciumé ha avuto un incarico presso il gruppo Bnl, credo che fosse nel consiglio di amministrazione delle società di factoring".
Tanzi inizia poi a parlare di Fausto Tonna, che era "consigliere sia di Parmalat Spa che di Parmalat Finanziaria, e credo fosse stato consigliere della società di viaggi (ITC&P, poi Hit e quindi Parmatour, ndr). Non ricordo fino a quando il Tonna abbia avuto l'incarico in questo gruppo. E' vero che la Parmalat ha concesso finanziamenti alle società di viaggi. Operativamente seguiva tutto il Tonna", che "aveva pieni poteri all'interno del gruppo nel settore amministrativo finanziario in quanto mi fidavo totalmente di lui".
Il numero uno di Parmalat parla poi delle attività in Sudamerica, spiegando che "al di fuori delle distrazioni alle società di viaggi, da me concordate con Tonna, sono a conoscenza del fatto che il gruppo aveva problemi finanziari in Sudamerica, e che Tonna intervenne per far quadrare i bilanci delle società sudamericane. Di ciò Tonna mi parlò solo dopo aver compiuto dette operazioni. Io non condivido la scelta fatta dal Tonna di far risultare sul consolidato degli utili, posto che su di essi abbiamo dovuto pagare anche delle tasse".
Tanzi parla quindi della situazione finanziaria del gruppo, partendo dall'acquisto del 2% della società Coloniale Spa: "i soldi utilizzati per l'acquisto li trassi dai dividendi della Parmalat Finanziaria Spa. Credo che il dividendo dell'anno scorso di tutto il gruppo sia stato di 30 miliardi di lire. Io ho percepito la metà dei dividendi".
A questo punto gli inquirenti chiedono a Tanzi: "Conoscevate la situazione finanziaria reale al momento della suddivisione dei dividendi?" E il patron di Parmalat risponde: "No, io sono tuttora convinto che gli attivi sono superiori ai passivi accertati. Sono convinto che il marchio Parmalat sia il migliore del mondo ed è iscritto a bilancio zero".

Tanzi prosegue spiegando di aver saputo dell'esistenza di Bonlat "solo verso settembre", mentre "del fondo Epicurum ne sono venuto a conoscenza quando è uscita la notizia sul giornale. Io non ho mai parlato ai revisori, e non so in che modo gli aggiustamenti ai bilanci "passassero" sotto il loro vaglio". Tonna, accusa quindi Tanzi, "non mi ha portato a conoscenza dell'investimento nel fondo epicurum. Negli ultimi mesi mi sono reso conto del fatto della contraddizione tra la presenza di liquidità ed il ricorso continuo al credito. Non mi ero mai posto il problema in precedenza. L'emissione dei bond è sempre stata decisa da Tonna, che ha ideato questo sistema di reperimento di finanziamenti per quanto riguarda Parmalat, ed ultimamente decideva Ferraris".
Una volta saputo dell'esistenza di Epicurum, "decisi - prosegue Tanzi - di vendere le società che ero obbligato a vendere per la legge antitrust. Preciso che la legge antitrust ci aveva imposto la vendita di Giglio, Matese e Carnini. Non riuscimmo a venderle, quindi le intestavamo a un prestanome americano indicato da Zini, la famiglia White". Ma, sostiene il numero uno di Parmalat, pur avendo venduto le tre aziende "per l'importo di 204 milioni di euro alla stessa società che aveva comperato la Parmatour", dei soldi non ha mai visto nemmeno l'ombra, "tant'è che siamo in causa".
"Fin dall'inizio - prosegue Tanzi - la gestione della vendita delle società secondo la legge antitrust è stata affidata a Zini. Fu Tonna a chiedermi se andava bene affidare l'incarico a tale persona e io ho acconsentito". Le società dovevano essere vendute "a Luigi Manieri, persona da me conosciuta tramite il direttore dell'ufficio stampa Parmalat, Gianguido Oliva. Manieri fu presentato come persona con una forte disponibilità finanziaria "scudata". La parola significa che questa persona aveva disponibilità di capitali esteri rientrati in Italia attraverso lo scudo fiscale".
Le società che andavano alienate, spiega il patron dell'azienda, "facevano parte del gruppo Parmalat; quando a Parmatour, Manieri si impegnò all'acquisto dapprima in proprio, poi come procuratore della società denominata "158". Il corrispettivo era stato stabilito in 130 o 150 milioni di euro, oltre all'accollo di tutte le passività di Parmatour". Il denaro però, dice Tanzi, "non è mai arrivato".
"Manieri - continua Tanzi - si rivolse al San Paolo Imi chiedendo se potevano versare sulla San Paolo Fiduciaria 3,7 miliardi di euro". San Paolo, però, rispose che "voleva conoscere la provenienza della somma. Manieri disse che avrebbe fornito l'informazione solo se il San Paolo avesse accettato il deposito fiduciario". Ma evidentemente la cosa non è mai andata in porto, perché, spiega Tanzi, "mi risulta che Manieri non abbia mai versato tale somma" ed "escludo assolutamente che questi 3,7 miliardi di euro siano collegati alla Parmalat". Una vera disdetta per Tanzi, perché "la cosa era per noi interessante dato che avremmo così venduto al Manieri sia Parmatour che il gruppo Newlat".
Infine, il numero uno di Parmalat conclude l'interrogatorio spiegando che "non posseggo somme di denaro depositate su conti correnti esteri, nemmeno le società della famiglia".
