Wojtyla, il papa rivoluzionario
Il suo è un pensiero trascinatore
"Non abbiate paura! Spalancate le porte a Cristo". Con queste parole papa Wojtyla aprì 25 anni fa il proprio pontificato, fatto di continui viaggi per tutto il mondo, pensati e fortemente voluti per portare la parola del Vangelo ovunque ve ne fosse bisogno. Cristianizzare il mondo, e attraverso questo passo, operare una autentica rivoluzione non solo morale, ma anche civile e politica. Questa la missione di Giovanni Paolo II.
Di Wojtyla ci rimangono, in questi lunghi 25 anni di pontificato, fatti di impegno, sofferenze e successi, una visione militante ma non integralista della Chiesa che ha rappresentato, e soprattutto il coraggio di prendere posizione ogni volta che la comunità cristiana chiedeva e attendeva la parola del Papa. Come il suo no, netto e ripetuto, alla guerra. O come il suo confrontarsi con tutti gli attori dell'agone politico, di qualsiasi fazione fossero. E' stato protagonista della caduta del Muro e ha evangelizzato i Paesi dell'Est europeo, fino a riportare Cristo anche a Cuba.
Giovanni Paolo II passerà alla storia anche come il papa della riunificazione delle due Chiese, della pacificazione tra Islam e Occidente, ma soprattutto come un personaggio moderno e capace di confrontarsi con i questi tempi, unanimemente considerati di scristianizzazione e di crisi della Chiesa cattolica. Sicuramente il più grande comunicatore della cristianità, capace di trascinare le folle, soprattutto i giovani, attraverso la sua parola e i gesti.
Wojtyla viene considerato un rivoluzionario, perché ha affermato, in un mondo ormai da tempo disabituato a sentirla, la parola di Cristo. In questo, molti dei suoi più affezionati collaboratori affermano che sia rimasto solo, ma è altrettanto vero che è destino dei profeti rimanere inascoltati.
