Poesia e teatro, passioni del Papa
"Religione grande fonte d'ispirazione"
Nella sua lettera pastorale agli artisti dell'aprile 1999, il Pontefice spiegava che "quella sorta di patria dell'anima che è la religione" può essere "grande sorgente di ispirazione" e che la collaborazione tra fede e arte è "fonte di reciproco arricchimento spirituale". La creazione letteraria è stata da sempre una passione di Karol Wojtyla che ha coltivato da ragazzo sin quasi a oggi, anche dopo l'elezione a pontefice come Giovanni Paolo II.
"Spazio interiore", "spazio del grande mistero" così il Papa definisce il luogo astratto in cui si svolgono i suoi testi teatrali, "drammi spirituali dell'uomo", sviluppo e discussione di problemi, e non di eventi e situazioni, che sono stati riuniti in un volume unico due anni fa, assieme a tutti i suoi versi e alcuni scritti teorici sul teatro. Quest'anno poi è uscito un nuovo poema, opera recente col titolo "Trittico romano", pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana.
L'opera omnia è invece un libro di circa mille pagine, uscito nella collana 'Il pensiero occidentale' di Bompiani con testo originale polacco a fronte e due introduzioni critiche, per poesie e teatro, di Boleslaw Taborski, oltre a una presentazione di Giovanni Reale. I primi testi risalgono a quando il Papa aveva 19 anni, nel 1939, sono i versi "Sulla tua bianca tomba" per la madre e un Magnificat, mentre si cita il dramma "David", andato perduto, e i primi testi teatrali che abbiamo sono dell'anno successivo, "Giobbe" e "Geremia".
E' una produzione in gran parte pubblicata sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien, usato ancora nel 1979 quando, Papa ormai da un anno, esce in rivista il dramma "Raggi di paternità", scritto molto tempo prima, pochi anni dopo quello che è considerato il suo lavoro creativo di più alta resa letteraria, "La bottega dell'orefice", che e' del 1960. Quest'ultimo, del resto, è diventato un film con la regia di Michael Anderson e Burt Lancaster nei panni del protagonista, poi un radiodramma con Grassilli, Maestosi, la Buonaiuto e la Vukotic, oltre ad aver avuto varie realizzazioni teatrali anche in Italia ma non di primaria importanza, come è invece capitato per il suo "Giobbe", messo in scena da Ugo Pagliai e Paola Gassman.
Wojtyla partecipò ed è rimasto segnato profondamente dall'esperienza del "Teatro rapsodico" di Cracovia all'inizio degli anni '40. Si trattava di creare spettacoli senza scene e orpelli di qualsiasi genere, perché "elemento fondamentale dell'arte drammatica è la viva parola umana.
