Il Papa prega in Terra Santa
Gerusalemme indichi la via per la pace

"La Terra Santa va salvata dall'odio che la sta devastando. Così diceva papa Wojtyla nel giorno di Natale del 2003. Un pensiero che il Pontefice ha sempre avuto ben presente, pregando e digiunando per far terminare violenze e morti che hanno fatto dei luoghi di Cristo un terreno insanguinato.Nel suo messaggio natalizio Urbi et Orbi, alla città e al mondo, chiedeva di mettere fine alla "spirale dell'odio" in Terra Santa.
Il Bambino, ricordò il Papa, "nasce portando gioia e pace per tutti", "gioia nonostante tutto", nonostante "la lontananza da casa, la povertà della mangiatoia, l'indifferenza del popolo, l'ostilità del potere". Il Natale, "è un mistero, un mistero di pace". Il mio augurio si fa preghiera che affido - ha concluso il Papa - all' intercessione della Vergine, dalla quale invoco per tutti serena prosperità in questo nuovo anno che la provvidenza ci dona".
Giovanni Paolo II ha rivolto spesso lo sguardo al Medio Oriente, con la Terra santa insanguinata e "l'inutile spirale di cieca violenza". E in Medio Oriente si devono "spegnere i sinistri bagliori di un conflitto, che con l'impegno di tutti può essere evitato".

Nella sua preghiera davanti al Muro del Pianto, nella Gerusalemme tanto attesa e visitata nel 2000, il Pontefice ha pregato perché le tre grandi religioni si uniscano per trovare un accordo di pace che ancora oggi stenta a venire. Davanti al Santo Sepolcro si è inginocchiato "espressamente per pregare davanti al Calvario", come ha raccontato incredulo il superiore della chiesa, padre Luis Terrato.
Senza dimenticare di rendere omaggio all'Islam, salutando la Spianata delle Moschee. "Possa l'Altissimo - ha detto Giovanni Paolo II - assicurare la pace a tutta questa amata regione, cosicché tutta la gente che vive in essa possa godere dei propri diritti, vivere in armonia e cooperazione e rendere testimonianza all'unico Dio in atti di bontà e di umana solidarietà".
