Donna costretta a vivere nuda
Trapani, allergica a tutto: "Aiutatemi"
"Qualcuno mi aiuti a capire qual è la mia malattia. Vi prego. Voglio solo poter abbracciare mia figlia senza paura di morire". A lanciare il drammatico appello è una donna siciliana, Giovanna Nastasi, 35enne di Marsala, nel Trapanese, che da cinque mesi è costretta a restare in casa nuda, perché il suo corpo al contatto con i vestiti si riempie di piaghe. "E' come se la mia pelle non tollerasse più alcun contatto", dice.

Giovanna Nastasi, professione violinista, sposata e madre di una bimba di 10 anni, all'inizio era semplicemente allergica al nichel. “Portavo dei guanti bianchi per evitare il contatto con il metallo, ma conducevo una vita normalissima. Ero una grande sportiva: andavo in palestra e in piscina e, dopo il lavoro, mi dedicavo al volontariato” racconta la donna al Tgcom. Poi all’improvviso la sua vita è diventata un inferno. “Un giorno stavo facendo delle fotocopie con una macchina non a norma (lo sportellino del toner si apriva in continuazione) e le mie mani hanno cominciato a diventare viola, le labbra a screpolarsi, la pelle a rovinarsi – racconta la donna rivivendo quei terribili momenti – Dopo dieci copie avevo gli occhi rossi e gonfi, una sensazione di prurito e fastidio. Da allora non sono più riuscita a toccare un libro, un giornale”.
La donna ha cominciato ad avere frequenti manifestazioni di disagio: camminava barcollando, le mancavano le forze, non riusciva più a condurre una vita normale. “La situazione si è aggravata: di notte non riuscivo più a dormire, mi svegliavo con crisi respiratorie, mi sentivo soffocare, avevo la gola gonfia e una sete incredibile – continua Giovanna - Mio marito mi dava da bere con una cannuccia, ma poi non riuscivo più a espellere l’acqua e cominciavo a gonfiarmi come un pallone”.
La donna ha girato diversi specialisti, in tutta Italia, ma nessuno è mai riuscito a capire il suo problema e a trovare una soluzione per la sua sofferenza. “Avevo paura di morire e nessuno mi sapeva aiutare. Mi sono isolata completamente abbandonando tutte le mie attività: non potevo più suonare il violino, andare in palestra, uscire tra la gente, andare in casa di amici per il terrore di avere una crisi – continua Giovanna, una donna vitale e coraggiosa nonostante il supplizio cui è costretta ogni giorno – Poi ho cominciato ad eliminare tutto ciò che mi provocava fastidi, ma sempre con la paura di incorrere in attacchi respiratori”.
Giovanna Nastasi ora vive rinchiusa in casa, un’abitazione tenuta perfettamente pulita con acqua minerale e succo di limone (la donna infatti non tollera alcun tipo di detersivo, neppure l’alcol). Indossa un pigiama di puro cotone, ciabatte in legno e calzini in cotone. “Mangio mele sbucciate e riso bollito con acqua minerale in una pentola di vetro – spiega la 35enne – Ma ho dovuto eliminare dalla mia vita tutte le creme, i trucchi, i vestiti. Ero una donna dinamica e sempre in forma, adesso non posso nemmeno lavare i capelli con lo shampoo perché altrimenti il mio cuoio capelluto s’infiamma”.
“Ho il diritto - denuncia la giovane - di sapere di che cosa soffro, ma fino ad oggi nessuno mi ha saputo spiegare che cosa ho. Vi prego, aiutatemi a trovare un centro dove potermi curare. Voglio riabbracciare la mia bambina senza la paura di morire”. Giovanna è una donna positiva, che ha sempre trovato un’alternativa per poter convivere con la sua malattia, ma adesso è stanca di lottare da sola: “Non voglio più rinunciare alla mia vita, aiutatemi”.
Barbara Songia
(Foto di Rosalba Magliani)
