Il giallo Rea

Rea, prelevate tracce di Dna a due operai macedoni: erano vicino al luogo del delitto

Richiesta predisposta dal Gup di Teramo Tommolini. Si indaga sulla probabile presenza di un altro codice genetico, oltre a quello di Parolisi, presente sul cadavere di Melania

30 Mar 2012 - 18:59
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 © Ansa

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Il Gup di Teramo, Marina Tommolini, ha deciso di effettuare il prelievo della saliva a due operai macedoni che si trovavano al lavoro in un cantiere nei pressi del luogo del delitto di Melania Rea, a Ripe di Civitella (Teramo). Il prelievo servirà a identificare eventuali tracce Dna, oltre quello di Salvatore Parolisi, presenti sul corpo della donna di Somma Vesuviana.

Questa pista tracciata dal giudice, della quale non si conoscono particolari anche perché l'udienza di stamane durata quasi sei ore era a porte chiuse, non era stata ancora espletata. Su questo aspetto il legale delle parti civili, Mauro Gionni, giudica utile "ogni elemento che possa portare all'accertamento della verità". Dunque per il giudice Tommolini la prova regina su cui basare il processo resta il Dna isolato sulla bocca di Melania.

I due macedoni, padre e figlio, occupavano una roulotte vicino a Colle San Marco, dove stavano svolgendo dei lavori, e verso la quale si diresse uno dei cani molecolari utilizzati durante le indagini sull'omicidio. Saranno convocati per l'udienza del 30 maggio e in quella circostanza potrà essere chiesto loro di sottoporsi a un prelievo salivare per stabilire il loro Dna.

Parolisi fa un cenno ai Rea: loro lo ignorano
Nelle quattro ore e mezza dell'udienza, Salvatore Parolisi solo una volta, per un attimo, si è girato verso la zona alla sua sinistra dove sono il padre, la madre e il fratello di Melania e, secondo quanto riferito da un testimone, avrebbe fatto anche un cenno impercettibile. Non ci sono state reazioni da parte dei familiari.

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