Borsellino sapeva dell'attentato ma scelse il sacrificio per proteggere la sua famiglia
Lo ha sostenuto il colonnello Umberto Sinico nel corso del processo conto l'ex generale Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia
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"Dopo la morte di Falcone, Borsellino sapeva che lui sarebbe stato il prossimo, era conscio del destino che lo attendeva e sembrava che non volesse opporsi a questa sorte". A parlare degli ultimi giorni di vita del magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 in via D'Amelio è il colonnello Umberto Sinico, ufficiale dei carabinieri che prestò servizio all'Anticrimine nel capoluogo siciliano nel periodo delle stragi mafiose.
Sinico ha deposto, come teste della difesa, al processo al generale dell'Arma Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia.
Il testimone, che ha sottolineato gli "ottimi rapporti tra Borsellino e il Ros di Mori", ha raccontato che a fine giugno del '92, insieme al maresciallo Antonino Lombardo, poi morto suicida, incontrò un confidente in carcere, il mafioso di Terrasini Girolamo D'Anna. "D'Anna - ha detto il colonnello - ci spiegò di aver saputo in ambiente carcerario che si stava preparando un attentato a Borselino e che l'esplosivo era già arrivato a Palermo".
"Lo riferimmo subito a lui - ha aggiunto - e Borsellino, anche facendomi arrabbiare, mi disse: Lo so, ma devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia".
