Del resto questo è il processo dei paradossi, con i principali imputati che, dopo la iniziale esposizione mediatica, hanno deciso di non farsi riprendere dalle telecamere; con un Comune (quello di Avetrana) pronto a inserire, nel conteggio dei danni, anche le spese della corona di fiori per la piccola Sarah; soprattutto, con una procura che decide di non inserire nella lista dei testi proprio lui, Michele Misseri, che continua a proclamarsi responsabile del delitto mentre moglie e figlia, dentro le gabbie, anche con i loro atteggiamenti hanno provato a sostenere la propria innocenza: l’una immobile, l’altra piangendo. “Il colpevole è qui, non bisogna cercarlo altrove”, ha aggiunto il pm in quell’aula del tribunale di Taranto affollata, ieri, più dai giornalisti che da un pubblico curioso.
E allora, il colpevole, lo si deve cercare anche in un gioco di sguardi che non si incrociano mai: Michele Misseri, non più elegante, questa volta in giubbotto di jeans e smarrito, è rimasto per ore seduto, dimesso, vicino alle gabbie, a cercare gli occhi della moglie e della figlia, ma troppo indietro, troppo defilato. “ Ho mal di testa, oggi sto proprio malissimo, ho sofferto a vedere Sabrina piangere ma loro neppure si sono accorte di me”, ha commentato in una pausa d’udienza. Sua moglie, abito scuro e cerchietto ai capelli, non si è mai scostata da quelle sbarre ma guardava altrove. Per tutto il tempo in piedi, immobile, ha fissato ostinatamente sua sorella Concetta. “Per fortuna mio marito mi ha coperto e non l’ho vista –ha dichiarato la mamma di Sarah – non ho niente da dirle. Con Sabrina, non ora, ma parlerei, mia sorella invece è un muro”.
Nel gioco degli sguardi e delle parti Sabrina è fin dall’inizio, apparentemente, la più debole. Appena entrata in aula è scoppiata in lacrime. “Appena ho visto la gabbia e ho capito di dover entrare lì dentro ho pensato di non farcela”. Anche per questo ha rifiutato di essere ripresa dalla telecamere: l’hanno criticata spesso per le interviste rilasciate, ora la criticheranno anche per questa scelta, eppure Sabrina è convinta e decisa. “La mia immagine di scimmia in gabbia non l’avranno” ha spiegato al suo avvocato”.
Entrare in quella gabbia, davanti a tutti, è stato il momento più traumatico. “Non so se mi ci abituerò e riuscirò a sopportarlo anche per le prossime udienze” ha commentato anche oggi. Ma alla fine, in aula, non mancherà. Ha chiesto al suo avvocato di portarle un codice penale e alcuni atti di indagini, per studiarli e seguire ogni passaggio proprio mentre la pubblica accusa ha depositato nuovi atti: una consulenza tecnica sui telefoni cellulari, in particolare, per decifrare gli sms cancellati proprio dopo la scomparsa di Sarah dal suo telefonino e da quello di Ivano Russo(il ragazzo di cui era invaghita e gelosa).
Un risultato parziale è già arrivato: è stata recuperata una foto di Sarah (ritratta scherzosa, in pigiama, mentre sembra farsi un autoscatto) sul telefonino di Ivano: è stata scattata il 7 maggio 2010, dopo le dieci di sera, non dal telefonino della vittima ma da quello di Ivano: segno di un rapporto stretto, non intimo ma confidenziale, che per gli inquirenti potrebbe confermare il movente del delitto: la gelosia di Sabrina nei confronti della cuginetta ( così legata al ragazzo da cui invece lei, alla fine, era stata rifiutata): martedì prossimo sarà ascoltato in aula proprio Ivano Russo. Non a caso la procura, tra centinaia di testimoni, ha scelto di partire proprio da lui.








