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14.9.2011

Strage di Erba, "errore nella sentenza"
La difesa: "Deve essere annullata"

Gli atti: "Valeria Cherubini uccisa nella sua casa". Questo scagionerebbe i coniugi Romano

foto Ansa
09:47 - Nonostante “non poche divergenze e aporie” presenti negli atti - scrivono i giudici nelle motivazioni di condanna - la Cassazione ha deciso di porre la parola fine sulla strage di Erba, ritenendo i coniugi Olindo Romano, 49 anni e Rosa Bazzi, 48, gli unici colpevoli. Secondo il loro avvocato Fabio Schembri, però, “il caso deve essere riaperto perché c’è un errore”. Come spiega al settimanale Oggi, infatti, Valeria Cherubini, una delle vittime, “secondo la Suprema Corte sarebbe stata colpita nella sua casa e non, come si è sempre detto, solo sul pianerottolo”.

Cassazione: "Valeria Cherubini uccisa in casa e non sul pianerottolo"
Questo il passaggio chiave della sentenza che, secondo l’avvocato difensore Schembri, scagionerebbe Olindo e Rosa. “Per provare che Valeria Cherubini sia stata inseguita fino all’interno del suo appartamento dove venne trovata esanime, la Corte territoriale ha valorizzato il dato delle numerose ferite alla schiena riportate, nonché la traccia lasciata sul muro delle scale…”. Le sentenze precedenti, invece, sostennero che la Cherubini fu colpita esclusivamente sul pianerottolo. La Cherubini, già accoltellata 43 volte a corpo, cranio, gola e lingua, sarebbe poi salita per 18 gradini senza respirare né deglutire il sangue delle ferite, per poi morire sotto la tenda della sua mansarda, dopo aver gridato, con gola e lingua in quelle condizioni: “aiuto!”.

Difesa: "Gli assassini non possono essere Olindo e Rosa"
La difesa, invece, ha sempre sostenuto ciò che si legge sulle motivazioni di sentenza della Cassazione: “la donna sarebbe stata prima colpita di sotto e poi inseguita fino all’interno del suo appartamento. E, dopo che la donna aveva gridato aiuto, accoltellata a gola e lingua”. Quando la Cherubini gridò “aiuto!”, nel palazzo c’erano già i soccorsi, che udirono le urla. Gli assassini, sottolinea Schembri, non potevano essere Olindo e Rosa perché a quel punto non potevano scendere, andare a cambiarsi a casa loro e poi fuggire. “Faremo ricorso al 625 bis del Codice di Procedura penale”, conclude il difensore.

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